In un Paese moderno, diritto alla salute anche per i clandestini?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:42

A quanto pare, è profondamente radicata nel “bel Paese” la convinzione generale che esistano diritti umani inviolabili a prescindere, senza condizioni ed al di là di ogni distinzione fra persone, legittima o meno che possa essere.

In particolare, quando si parla di diritto alla salute, in base ad una indagine del Censis risulta che il 65% degli italiani lo considera un valore in senso assoluto, ed una prerogativa inviolabile di ogni individuo.

Ma veniamo ai numeri: secondo la recente ricerca, per l’80%, in media, degli italiani, anche gli immigrati irregolari hanno diritto ad usufruire di qualsiasi servizio della sanità pubblica esistente sul territorio nazionale su cui si trovano ad esser ospitati, quale che sia la condizione burocratica in cui vivono.

Nello specifico, è favorevole a leggi che garantiscono la sanità pubblica anche per i clandestini l’86,1% dei residenti al Sud dello Stivale, il 78,7% degli abitanti del Centro, il 78,4% di quelli del Nord-Est ed il 75,7% di coloro che si trovano nel Nord-Ovest.

Secondo un altro tipo di “spartizione” delle menti che esprimono il loro parere in merito alla questione, il Censis ha diviso i dati anche in base al livello di cultura. Ebbene, la media dei pareri favorevoli si alza con il livello del titolo di studio raggiunto: oltre l’85% degli italiani in possesso di almeno una laurea trova legittimo e scontato, per una nazione libera ed evoluta, che la sanità pubblica si voglia e debba occupare della vita umana indistintamente. E qui, secoli di evoluzione del pensiero, che hanno dall’interno influenzato il ben noto popolo di santi e poeti (oltre che navigatori, e dunque, essi stessi viaggiatori per vocazione), devono averci messo lo zampino.

In base all’età del campione votante del sondaggio, poi, si rileva che le più giovani generazioni sono più propense della media a considerare diritto umano inviolabile la salute: l’83,1% delle persone fra i 30 ed i 44 anni.

Infine, gli abitanti delle città sono un’altra categoria che innalza la media dei voti favorevoli: la popolazione urbana è per l’ 85% schierata con il sì. Ad abbassare questo tipo di media per arrivare al già nominato 80%, dunque, le categorie costituire dagli abitanti dei piccoli centri, le persone con livello di studi medio-basso, e, dato fra tutti non trascurabile ed anzi  maggiormente rassicurante, le generazioni di età più avanzata. Segno, quest’ultimo, che la naturale evoluzione sta portando lentamente ma inesorabilmente l’umana specie, di pari passo con l’urbanizzazione (nonostante gli svantaggi che, pure, ne fanno parte) e con l’elevarsi progressivo del livello culturale, verso una più sviluppata coscienza globale. Fenomeno, del resto, che, al di là delle retoriche lamentele di tipo nostalgico o pessimistico, abbiamo già tutti sperimentato dall’osservazione delle differenze politiche e dagli stravolgimenti sociali e morali dall’innegabile valenza di elevazione mentale, avvenuti nelle epoche passate per arrivare fino alla nostra.

Sandra Korshenrich

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!