La “Contrada Di Pietro”

E’ ancora lui il leader dell’Idv; non che ci fosse nessun dubbio su questo, ma ultimamente l’ex magistrato è stato protagonista nonchè presumibilmente vittima di un grosso scandalo o spy story che dir si voglia e nel contempo l’avvicinarsi delle elezioni regionali ha fatto si che oltre all’alleanza ormai ufficiale con il PD anche il suo collega Luigi De Magistris facesse capolino, quasi come a dire “guarda che ci sono anch’io”. Insomma,in questo periodo la vita pubblica di Tonino non è certo priva di sorprese.

Quella che appunto non è una sorpresa è la sua conferma a Presidente dell IDV, avvenuta in queste ore per acclamazione. L’unico a contendergli, più che altro simbolicamente la leadership è stato Francesco Barbato, che però ha in seguito  ritirato la sua candidatura e  confermato, contestualmente, la sua fiducia a Di Pietro. Inizialmente Barbato era sceso in campo per  contestare la gestione del partito da parte del suo leader, troppo personale, o personalistica forse e poco democratica. Di Pietro e la democrazia in effetti sono due “concetti” che talvolta s’incontrano talvolta meno; se è vero che la sua prima causa di lotta è quella dell’abbattimento politico di Berlusconi e di alcuni suoi alleati considerati, dallo stesso Di Pietro, fascisti o quasi, è anche vero che, la gestione del partito è decisamente individualistica,  all’interno dell’Italia dei Valori non esiste un altro personaggio politico che anche solo si avvicini a Tonino  in quanto a popolarità e forza decisionale. E’ ovvio che essendo il presidente le linee guida le detta lui; ma il PD ad esempio funziona in modo estremamente diverso ( anche se è da tenere ovviamente in grande considerazione la diversa dimensione delle due coalizioni politiche. Paradossalmente il partito, ormali confluito nel PDL a cui ha dato origine , che più si avvicinava al Modello IDV era proprio Forza Italia, l’acerrimo nemico, se si può dire così. Fondato sull’immagine belusconiana e gestito in prima persona  su tutta la linea dallo stesso Cavaliere, l’esperienza  “Forza Italia” possedeva alcuni lati strutturali in comune con l’Italia dei Valori, pur che i due partiti siano (stati) agli antipodi come linea politica e pur che gli stessi due leader sicuramente non si siano mai stati molto simpatici vicendevolmente.

Tornando ai giorni nostri, la spy story scoperta e portata alla luce dal Corriere della Sera non sembra aver avuto nessun effetto negativo sulla credibilità dell’ex magistrato. Ai suoi “fedeli”  utilizzando ironicamente  una metafora religiosa non interessa che Di Pietro abbia detto di non conoscere Bruno Contrada e che poi 12 foto abbiano rivelato il contrario; Non interessa, altresì, la presunta  e anche decisamente improbabile, a dir la verità collaborazione dell’uomo di punta del pool Mani Pulite con i servizi segreti deviati e la Cia per far cadere la prima Repubblica, come ad esempio sostiene Bobo Craxi.

Tantomeno il ” basta domande del c..” riferito a quelle su Bruno Contrada “sputato” istintivamente su una povera giornalista del  tg1 ha scalfito la sua immagine di leader infuocato, talvolta troppo, ma onesto.

Non è questa la sede, ma  una brevissima analisi sul caso Contrada porta a considerare alcuni elementi che, senza voler difendere a spada tratta Di Pietro, vanno però presi per quello che sono e non “casualmente”.  Sulla caduta della prima Repubblica si è sempre sostenuto, soprattutto in quegli anni che, se Berlusconi non fosse sceso in campo a  fare quello che ha fatto il potere sarebbe andato in mano alla sinistra di Achille Occhetto, storico leader  del vecchio Partito Comunista (PCI) ; ora, magari gli U.S.A. avevano, ai tempi, davvero l’intenzione di modificare il quadreo europeo, ma si può anche aggiungere che per quello che ne sappiamo, quell’intenzione potrebbero averla anche adesso, però, sostenere che Gli Stati Uniti volessero far cadere l’intera classe dirigente italiana perchè avevano come obiettivo di mandare al potere un comunismo ancora saldamente legato con la “Madre Russia” è quantomeno azzardato. Di conseguenza non si capisce perchè avrebbero dovuto “usare” Di Pietro come ariete contro un muro che, se abbattuto, avrebbe solamente dato potere ai loro avversari. Storicamente infatti, anche evitando di richiamare alla mente la “guerra fredda”, tra americani e russi, almeno a livello politico, non corre eccessivo buon sangue a causa soprattutto della diversa interpretazione del concetto di ” gestione dello stato”, in tutte le sue sfaccettature,delle due superpotenze.

Detto questo, un paragrafo che ovviamente non può e non vuole essere esaustivo sulla vicenda, va constatato che, il partito di Di Pietro vive la sua vita come una contrada; tutti sono con lui, qualunque cosa succeda, che trionfi o che venga accusato delle cose peggiori non cambia, la fiducia nel Tonino nazionale rimane sostanzialmente invariata, proprio come succede in un paese diviso in contrade ( la città di Siena ad esempio), dove ognuna ha il suo leader indiscusso e poco importa se, per ironia del destino, “Contrada” è il cognome di un uomo che ha travolto, pur del tutto involontariamente, l’ex magistrato in un’intricatissima vicenda di rilevanza internazionale, degn sicuramente dei migiori romanzi gialli.

A.S.