Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo

Usa: le critiche ad Obama ed il reazionario movimento del Tea-Party

CONDIVIDI
Sarah Palin alla convention nazionale del Tea-Party

A un anno dall’inizio dell’amministrazione Obama, il bilancio di popolarità per il presidente Usa è fatto di luci ed ombre. L’elezione del presidente afro-americano di origine hawaiiana aveva fatto ben sperare soprattutto gli americani democratici e riformisti (forse anche più del dovuto) ma era sin dall’inizio basata su una serie di posizioni intermedie e di strizzatine d’occhio sia verso la sua fazione che verso i repubblicani.

Dopotutto, chiunque abbia letto una qualunque biografia del presidente Usa sà che ciò che ha gli permesso un’ascesa politica così veloce e folgorante è stata proprio l’arte del compromesso, di cui Obama è sempre stato maestro e che, anzi, ne ha fatto il suo vessillo politico, all’interno di un messaggio intriso di “concordia omnium” e solidarietà sociale.

L’arte del compromesso, però, comporta anche che i nodi prima o poi vengano al pettine: ed ecco spuntare, nei sondaggi e nelle dichiarazioni, numerosi cittadini scontenti nei confronti dell’amministrazione Obama. Gli insofferenti verso il presidente Usa non sono pochi, ed appartengono in parte anche alla stessa fazione democratica. Naturale conseguenza, questa, dell’arte del compromesso di cui sopra. Perché giunge un momento in cui, al di là dei discorsi bipartisan, bisogna prendere le decisioni. Ed è impossibile non lasciare qualcuno insoddisfatto.

Da alcune ale più radicali della sua stessa fazione il presidente americano si vede rimproverare uno scarso impegno riformista soprattutto per quanto riguarda la politica estera: Obama si è infatti rifiutato di firmare il trattato di Ottawa sulle mine anti-uomo, ha rafforzato l’impegno militare in Afghanistan, non ha ancora ritirato le truppe dell’Iraq e ha inserito Cuba tra i paesi che alimentano il terrorismo (segnale questo, di scarsa distensione verso il regime di Castro). Come se non bastasse, ultimamente la Casa Bianca non sembra utilizzare molta diplomazia con l’Iran, e gli attriti con Teheran sembrano farsi sempre più preoccupanti. Insomma, in definitiva non dei grossi risultati per un uomo a cui è stato attribuito il Nobel per la pace prima ancora che avesse modo di meritarlo.

Ad ogni modo, come era prevedibile, le critiche più feroci ad Obama arrivano dalla fazione opposta. Ma c’è di più. Ad essersi segnalato per i forti proclama anti-obamiani è stato soprattutto un movimento spontaneo, nato dal basso, che non ha legami con il partito repubblicano (sebbene la sua tendenza conservatrice quasi da estrema destra sia chiara): il Tea-Party.

Tale movimento – che prende nome dal Boston Tea-Party, atto insurrezionale dei primi patrioti americani che osarono disubbidire alla madrepatria Inghilterra gettando diverse casse di tè in mare – è a tutti gli effetti un partito politico, nato dal basso nel 2006 ma già segnalatosi per un’importante vittoria elettorale in Masachussets. Si segnala soprattutto per le sue tendenze anti-governative, ossia contro entrambe le fazioni politiche, accusate di “fagocitare” e sprecare troppo denaro pubblico.

Sebbene tutto ciò lasci pensare ad un parallelo tra il Tea-Party e altri movimenti civici come quello di Grillo in Italia, nulla è più lontanto dalla realtà: al di là delle accuse di sprechi, il movimento americano si segnala per le sue tendenze conservatrici ed omofobe. Da una parte il movimento si lascia andare ad affermazioni moderate: “Siamo aperti a tutti, anche a sostenere candidati democratici se saranno d’accordo con noi a cambiare sistema”, ha affermatoMark Skoda, capo del movimento di Memphis. Ma dall’altra le magliette indossate dai sostenitori del Tea-Party esprimono concetti meno moderati: “Tieniti il tuo cambio, io mi tengo la mia pistola e i miei soldi”.

Meno moderate sono state anche le dichiarazioni degli esponenti del movimento, riunitisi negli ultimi giorni a Nashville per una convention nazionale. A scaldare ulteriormente gli animi e a riscuotere particolari consensi, tra l’altro, è stata l’ex-candidata numero due di McCain ed ex governatrice dell’Alaska, Sarah Palin. Dal palco del congresso di Nashville la Palin si è lasciata andare ad affermazioni fortemente anti-obamiane (“abbiamo bisogno di un comandante in capo, non di un professore di legge”) e populiste (“siete troppo intelligenti per finire con l’appoggiare uno dei due partiti. Le loro macchine burocratiche sono terrorizzate da voi. Come avete vinto in Massachussets, potrete vincere ovunque!”).

Il popolo del Tea-Party, dal canto suo, l’ha applaudita ed acclamata all’urlo di “We want Sarah”. Un possibile passo verso la candidatura della Palin alle prossime elezioni con il Tea-Party? Per il momento pare di no: “Sarah l’amiamo perchè è una di noi – spiega un militante del movimento – Come noi è prima di tutto americana e conservatrice e tiene alla famiglia. Anche lei si batte contro i parassiti di Washington, ma ora non può essere la nostra leader, semplicemente perchè non vogliamo che qualcuno decida cosa fare al posto nostro”.

Chi vivrà vedrà, ma a verrebbe da dire che la Palin – la quale non si è mai segnalata per un’intelligenza particolarmente brillante ed è stata al centro di diversi scandali – è la candidata ideale per un partito i cui membri si divertono ad andare in giro vestiti da coloni settecenteschi.

Roberto Del Bove