Iran alle strette: Francia e Usa chiedono sanzioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:32
Il segretario americano alla difesa, Robert Gates

Dopo gli scontri diplomatici tra lo stato iraniano e il British Museum, segnalati nel nostro articolo di stamane, continuano le tensioni tra il regime di Teheran e gli stati Occidentali. Tutto sembra un’ovvia conseguenza delle dichiarazioni di Ahmadinejad, che ieri ha affermato di voler procedere autonomamente all’arricchimento dell‘uranio al 20%: cosa osteggiata dagli altri paesi, che in tal caso non avrebbero modo di verificare l’effettiva quantità di arricchimento effettuata dallo stato mediorientale sul combustibile nucleare.

A tal riguardo c’è stato un esplicito invito della Russia, che avrebbe invitato Ahmadinejad ad inviare il suo uranio all’estero per il processo di arricchimento (che, per inciso, se effettuato in quantità superiori alla norma consentita permette la produzione di ordigni atomici) ed evitare così incidenti diplomatici. Precedentemente la repubblica islamica aveva già respinto una proposta di accordo presentata nell’ottobre scorso da Usa, Russia e Francia che comportava la consegna del 70% delle sue scorte di uranio arricchito al 3,5%, che in tal modo non avrebbe potuto essere arricchito a livelli superiori.

Dal canto loro, gli altri Paesi non sembrano voler attenuare le tensioni, anzi. Nel vertice di oggi tra il segretario Usa alla Difesa (Robert Gates) e il ministro della Difesa francese (Hervé Morin) la dose è stata decisamente rincarata: Francia e Stati Uniti hanno infatti esplicitamente dichiarato di voler lavorare congiuntamente in seno all’Onu per adottare sanzioni contro il regime di Teheran. Secondo le fonti i due ministri “hanno convenuto che e’ ormai tempo di adottare sanzioni, nella speranza di riprendere i negoziati”.

Contemporaneamente, nella giornata di oggi, è stata resa nota una dichiarazione congiunta di Stati Uniti ed Unione Europea, i quali hanno espresso una dura condanna nei confronti dello stato dei diritti umani in Iran, sottolineando che “le detenzioni ed i processi di massa, le minacciate esecuzioni di chi protesta, le intimidazioni dei familiari delle persone detenute e il rifiuto reiterato per i suoi cittadini del diritto di pacifica espressione sono contrarie alle norme sui diritti umani”.

All’interno dello stesso documento viene espressa poi “particolare preoccupazione per la possibilità di ulteriori azioni di violenza e repressione nei prossimi giorni, specialmente in vista dell’anniversario della nascita della Repubblica Islamica l’11 febbraio”, e si intima il Governo iraniano a “rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani”. Non si capisce perchè tanto accanimento solo contro l’Iran, mentre nessuno si è preoccupato di accennare alla reiterata violazione  dei diritti umani perpetuata ogni giorno in decine di stati africani.

Comunque sia, un vero pressing a tutto campo da parte dei governi occidentali nei confronti di Ahmadinejad, se si sommano le dichiarazioni di oggi a quelle fatte recentemente da Berlusconi durante la sua visita in Israele e dalla Clinton nella giornata di ieri. Se è vero però che il presidente iraniano non sembra essere un ottimo interlocutore per le trattative e il suo paese davvero non sia  – neanche lontanamente – un emblema della democrazia, non si capisce perchè i governi occidentali non tentino comunque delle strade diplomatiche di accordo con Teheran piuttosto che lanciare contemporaneamente delle dichiarazioni di condanna, le quali non possono far altro che accrescere la sensazione di isolamento nel già “vittimistico” Ahmadinejad. Il rischio – o forse, viene da temere, lo scopo – è che si ripeta in Iran ciò che già è successo nel vicino Iraq nel 2003.

Roberto Del Bove

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