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Iran. Khamenei, daremo un cazzotto all’Occidente

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Il giorno dell’11 febbraio è sempre più vicino. Quella che potrebbe apparire a molti una comune data rappresenta invece, per il regime iraniano, una giornata memorabile degna di festeggiamenti. L’11 febbraio infatti, ovvero il 22 del calendario iraniano Bahman, ricorre il 31esimo anniversario della rivoluzione e della cacciata dello Scià. Evento che attirerà sull’Iran occhi e microfoni da tutto il mondo, una ghiotta occasione per il regime che ancora una volta avrà la possibilità di comunicare a chiunque i propri bellicosi messaggi.

Con molta premura la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, si è già adoperato per rivelare un piccolo anticipo di quanto accadrà giovedì 11. Durante un discorso rivolto all’aviazione militare iraniana, l’ayatollah Khamenei ha dichiarato: “Il 22 del calendario Bahman la Nazione iraniana, unita e con la grazia di Dio, sferrerà un cazzotto tale all’arroganza dell’Occidente, che lo lascerà stordito”.

Khamenei inoltre è tornato ancora una volta ad attaccare le potenze occidentali, chiarendo durante un intervento trasmesso dalla tv di stato che i presunti responsabili delle proteste di piazza della scorsa estate “hanno cercato di seminare discordia nella nazione ma non ci sono riusciti e a farlo e l’unità del nostro popolo resta una spina conficcata nel loro occhi”.

Messaggio dal tono decisamente chiaro, anche se più sibillino è il significato delle parole della Guida suprema. E’ certo che il regime iraniano ha pianificato, per l’anniversario, importanti sceniche cerimonie solenni per tentare di apparire sempre più forte e compatto ma è altrettanto certo che abbia contemporaneamente avviato operazioni di rastrellamento sul fronte della dissidenza, probabilmente impegnata a preparare contromanifestazioni che non saranno affatto tollerate e benvenute. Non a caso domenica sono finiti agli arresti sette oppositori ai quali è stata contestata l’accusa di essere molto vicini agli americani per istigare la folla alla rivolta. Mentre si aggiungono ai quarantacinque già in carcere gli ultimi dieci giornalisti bloccati e arrestati nelle ultime ore.

Michele De Chirico