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Iran sempre più isolato: tensioni diplomatiche anche con il British Museum

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Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

Già dalla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza dell’Iran, avvenuta lo scorso giugno tra non poche contestazioni, i rapporti tra lo stato mediorientale e il Regno Unito hanno subìto un netto raffreddamento. Ora, ad alimentare questa situazione di disagio diplomatico ci si è messo anche il British Museum, reo di non aver tenuto fede ad un accordo con il regime di Teheran.

Oggetto della contesa sarebbe il “Cilindro di Ciro”, reperto persiano (quindi iraniano) conservato presso il British Museum e risalente al 540 A.C.. All’interno di esso è conservata quella che è ritenuta la più antica dichiarazione dei diritti civili, poichè in tale dichiarazione l’imperatore Ciro il Grande di Persia assicurava la libertà non solo al suo popolo, ma anche ai popoli conquistati.

A quanto pare, dicevamo, il museo inglese sarebbe venuto meno ad un impegno di prestito accordato all’Iran, il quale ne avrebbe fatto richiesta in occasione di una mostra dedicata proprio all’imperatore Ciro il Grande. “Ci hanno detto che sarebbe stato trasferito a settembre, poi hanno detto che sarebbe arrivato a novembre e poi ci hanno fornito la data del 16 gennaio. Abbiamo speso almeno 200mila dollari nei sistemi di sicurezza”, ha spiegato Hamid Baqaei, capo dell’organizzazione che tutela il patrimonio culturale iraniano e promuove il turismo. «Poi – ha aggiunto Baqaei, citato dalla stampa iraniana – ci hanno mandato una lettera in cui dicevano di non poterlo inviare a causa degli incidenti nel giorno dell’Ashura (il 27 dicembre, ndg). Da oggi tagliamo i rapporti con loro e inoltreremo una protesta all’Unesco”.

Diversa la spiegazione di Hannah Boulton, capo dell’ufficio stampa del British Museum, che avrebbe addotto ragioni prettamente scientifiche e di ricerca: “Iscrizioni simili a quelle cuneiformi del «cilindro» sono state trovate su due tavole rinvenute nel museo e provenienti da Babilonia. È stata una scoperta eccitante ed è questa la ragione del rinvio”, ha precisato al canale televisivo arabo Al-Jazeera. Non solo. “Su questo abbiamo cercato un’intesa con i colleghi di Teheran. Nella nostra collezione abbiamo 200mila tavole con i caratteri cuneiformi e soltanto in pochi, tra i ricercatori, sono in grado di tradurle e interpretarle”, ha assicurato la Boulton.

Le motivazioni del British Museum sembrano tutt’altro che convincenti, e le accuse fatte da Teheran riguardo una scelta “politica” non sembrano assolutamente infondate. Dopotutto ciò è comprensibile, vista la evidente contraddizione insita in un paese come l’Iran che, con il “cilindro di Ciro”, vanta il primato nella dichiarazione dei diritti civili, ma che al momento attuale ha ben poco riguardo rispetto a tale tematica. Le repressioni in piazza durante le proteste del 27 dicembre scorso ne sono state un esempio lampante. La linea intrapresa dal museo inglese, tuttavia, sebbene motivabile non sembra la migliore.

In un momento in cui Obama sembra tutt’altro che conciliante con il regime di Teheran, il quale a sua volta minaccia la produzione autonoma di bombe atomiche (con Hillary Clinton che si è fatta scappare un pregiudizievole “Ora hanno svelato le loro vere intenzioni”) la scelta del British Museum, per quanto apparentemente secondaria e di poco conto, è invece l’ennesimo significativo gesto di isolamento dell’Occidente nei confronti dell’Iran, utile solo ad alimentare le tensioni diplomatiche.

Roberto Del Bove