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Libia-Svizzera: assolto Hamdani, al centro di caso diplomatico

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Rachid Hamdani

Rachid Hamdani, uno dei due cittadini svizzeri trattenuti in Libia dal luglio del 2008, è stato assolto ieri a Tripodi dall’accusa di “attività economiche illegali”. A darne ufficiale comunicazione è stato il suo avvocato, Salah Zahaf, che però ha anche precisato che il procuratore pubblico della Libia potrebbe presentare ricorso contro la sentenza emessa. La notizia è stata confermata anche da Amnesty International.

Il 31 gennaio scorso Hamdani era stato assolto in appello anche dall’accusa di “soggiorno illegale”. Una decisione che aveva ribaltato il pronunciamento del tribunale libico in primo grado che lo aveva condannato a 16 mesi di reclusione e al pagamento di 2000 dinari (circa 1.600 franchi). Adesso per Hamdani, la possibilità di abbandonare tranquillamente la Libia e di far ritorno in Svizzera sembra finalmente concretizzarsi in realtà.

“Aspettiamo soltanto che le autorità gli restituiscano il passaporto – ha detto il portavoce di Amnesty International, Daniel Graf – e che gli consegnino un visto d’uscita”. Sorte diversa, invece, per Max Goldi, l’altro ostaggio elvetico trattenuto in Libia insieme ad Hamdani, che ieri è stato condannato al pagamento di una multa di mille dinari (855 franchi) per la violazione della legislazione locale sul commercio. Su di lui resta inoltre in sospeso la sentenza in appello per l’accusa di “soggiorno illegale” prevista per giovedì prossimo.

Göldi, un ingegnere bernese che dirigeva la filiale libica di Abb, ed Hamdani, uno svizzero di origini tunisine domiciliato nel canton Vaud, sono stati i protagonisti di un delicato caso diplomatico tra la Libia e la Svizzera. I due sono, infatti, stati trattenuti dal 19 luglio del 2008 nel Pese nordafricano in segno di ritorsione per l’arresto, avvenuto a Ginevra, di Hannibal Gheddafi (figlio del Colonello) e della moglie Aline. Il motivo? L’accusa di maltrattamento avanzata dai due domestici che si trovavano con loro in Svizzera. L‘arresto del figlio di Gheddafi fu letto come un insopportabile oltraggio e scatenò le ire del Colonello che si adoperò per complicare la sorte dei due cittadini svizzeri presenti in Libia.

Maria Saporito