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Mancino e Violante aprono all’immunità parlamentare

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Nicola Mancino, vicepresidente del Csm

“Se c’è la previsione di un quorum elevato, magari tra il 60 e il 65 per cento, per negare l’autorizzazione (a procedere, ndr) una volta che le indagini sono completate, io potrei anche convenire con la necessità di un ritocco all’attuale 68. Ma c’è sempre un limite: non torniamo all’impunità acritica“. Così, in un’intervista a La Repubblica, il vicepresidente del Csm (Consiglio superiore della magistratura), Nicola Mancino, lascia trapelare aperture sul ritorno all’immunità parlamentare. Una “benedizione” vincolata ad alcune condizioni, come quella che dovrebbe garantire un accordo bipartisan

Norme a tutela della funzione – ha continuato Mancino – dovrebbero essere condivise anche dall’opposizione. Adesso io non dico che sia, o non sia giusto, perché spetta al Parlamento verificare se ci sono le condizioni per rivedere il 68. Ma, per evitare gli abusi che ci sono stati in passato nel negare l’autorizzazione anche solo ad avviare un’indagine, si potrebbe lasciare libertà di iniziativa da parte dei magistrati durante tutta la fase istruttoria e rimettere nelle mani del Parlamento la valutazione dell’eventuale fumus persecutionis (parvenza di persecuzione da parte dei giudici, ndr)”.

“A indagine completata – ha proseguito il vicepreseidente del Csm – il Parlamento sarà posto nella condizione di valutare se emerge il fumus, oppure se vi sono gravi indizi di colpevolezza a carico del parlamentare”.

E sulla normativa, il Lodo Alfano “coperto” costituzionalmente, alla quale il governo sta lavorando alacremete: “Per il lodo – ha precisato Mancino – bisogna fare comunque i conti con le pronunce della Corte, secondo cui una nuova norma della Costituzione deve rispettare il fondamentale principio d’uguaglianza stabilito dall’articolo 3. Ne consegue che la Consulta potrebbe sempre intervenire su una legge, pur di rango costituzionale, se essa appare in contrasto con un principio fondamentale della Carta medesima”.

Su un possibile ritorno all’immunità parlamentare si è oggi anche espresso Luciano Violante, responsabile per le Riforme dello Stato del Pd, interpellato dal Corriere della Sera. Per Violante, i “paletti” supposti dalla piediellina Giulia Bongiorno prefigurano ”uno schema accettabile”.  Di cosa si tratta? La  Bongiorno ha proposto una  legge che ”deve valere per un solo mandato”, “non può coprire i reati commessi prima dell’incarico” e che ”può essere concessa solo a maggioranza qualificata”. ‘

Cosi’ ridotta – è stato il commento di Violantesi potrebbe applicare anche a premier e ministri”.

Maria Saporito