Manovre torbide dietro la crisi spagnola?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:07
È di pochi giorni fa la notizia dell’annuncio del piano di austerità varato dal Governo spagnolo per la riduzione della spesa pubblica e per rispettare i parametri imposti dall’Unione Europea. L’esecutivo guidato da Zapatero ha infatti investito molto per cercare di arginare gli effetti della crisi economica e soprattutto per contenere l’alto tasso di disoccupazione (attorno al 20 per cento) che attanaglia la Penisola Iberica. È anche notizia recente il crollo della Borsa madrilena che ha trascinato al ribasso tutti i principali listini europei.

Insomma, parrebbe che, nonostante i notevoli sforzi compiuti dal governo, la Spagna non accenni ad uscire dalla crisi, tanto da essere considerata l’unico fra i paesi del G20 ad essere ancora in fase di recessione. Colpisce il fatto che il governo abbia messo in atto diversi piani per far ripartire l’economia, dispiegando un grande sforzo di spesa pubblica, ma che questi non abbiano sortito risultati soddisfacenti.  I piani per la creazione di posti di lavoro si sono concentrati soprattutto nel settore delle costruzioni, che non è in grado di produrre posti di lavoro a lungo termine, come accade invece nel settore industriale. I soldi prestati alle banche per finanziare le imprese sono stati utilizzati per riempire i buchi degli istituti di credito e non hanno sortito l’effetto sperato.

Il ministro delle infrastrutture José Blanco, parlando alla radio Cadena Ser, ha lanciato un’accusa agli speculatori e alla stampa internazionale, parlando di “manovre torbide” da parte di pochi profittatori che starebbero sferzando un attacco all’economia spagnola. Il Financial Times aveva infatti previsto che la crisi della Spagna sarebbe stata ancor più profonda di quella greca a causa dell’alto tasso di disoccupazione e dell’aumento del deficit pubblico. Secondo il ministro “Niente di ciò che sta accadendo, inclusi gli editoriali di alcuni organi di stampa stranieri, con i loro commenti apocalittici, è il frutto del caso e innocente, ma risponde a interessi politici”.

Nei giorni scorsi il premier Zapatero e la vicepresidente del governo De La Vega avevano anche loro accusato gli speculatori di essere fra le cause dell’attuale crisi spagnola, tentando di arginare la pioggia di critiche all’operato dell’esecutivo provenienti dalla stampa interna e internazionale.

Manovre atte a debilitare il maggior Paese socialista europeo? Parrebbe la tesi avanzata dalle accuse dell’esecutivo spagnolo. Poco probabile, a dire la verità, dato il crescente calo di popolarità dei socialisti, dovuta non solo alla profondità della crisi e all’inefficacia delle misure adottate, ma anche al fatto che Zapatero ha negato insistentemente per mesi che il paese stesse entrando in recessione, nonostante questa fosse un dato lampante.

Orgoglio nazionale ferito? Fino a circa un anno fa il governo di Zapatero glorificava i risultati raggiunti in materia economica che avevano di fatto decretato il sorpasso sull’Italia, da molto tempo metro di paragone per misurare la crescita iberica. Sembrerebbe che la dinamica economia spagnola sia tornata indietro nel tempo, ancor prima di quando si pensava che i problemi legati allo sviluppo si potessero lasciare alle spalle. Il solido tessuto industriale dell’economia del nostro paese non è però paragonabile con la struttura economica spagnola, per lungo tempo basata sul terziario e soprattutto sulle costruzioni, che non hanno retto alla crisi economica mondiale.

Insomma, parrebbe che Zapatero sia ancora lontano dall’intravedere l’uscita dalla crisi e che le accuse lanciate alla stampa internazionale servano per nascondere l’inefficacia dell’operato del governo.

Elena Meurat

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