Home Sport

Quando Davide batte Golia – La storia dell’AFC Wimbledon

CONDIVIDI

C’è chi dall’altra parte della Manica condivide qualcosa molti sportivi italiani affezionati al vecchio calcio, quegli sportivi abituati al calcio fatto di sudore, calore e passione.

La passione è un sentimento che a volte, quando sembra tutto perso ti fa gettare il cuore oltre l’ostacolo e superare difficoltà che altrimenti ci risulterebbero invalicabili. Sto parlando di una squadra con sede nel Sud-est di Londra, laddove quasi tutti preferiscono seguire i successi del Chelsea e gli ottimi campionati del Fulham, sto parlando del Wimbledon, o per meglio dire dell’AFC Wimbledon. Chi ha un pò di memoria calcistica ricorderà sicuramente il club giallo-blu che fino alla fine degli anni ’90 ha militato nella Prima Divisione Inglese (l’attuale Premier League), scomparso ormai dalla scena professionistica da quasi un decennio.

Dove sono finiti oggi i “Dons”? In seguito di una scellerata gestione del club in nome del calcio moderno la tifoseria è riuscita a far ripartire la squadra dalla Isthmian League, la sesta serie del calcio inglese.

A differenza della maggior parte delle squadre Britanniche il Wimbledon viene fondato i primi anni del ‘900, scegliendo come terreno di gioco Plough Lane nel bourough di Wimbledon aderendo per lo più a campionati regionali nei quali si dimostra squadra arcigna, conquistando parecchie coppe a livello dilettantistico e vincendo quasi ogni anno il campionato (all’epoca non si arrivava tra i professionisti con la primozione sul campo, ma facendo domanda alla Football Association che doveva scegliere i candidati in basi a diversi criteri). La guerra interrompe tutti i campionati ed alla ripresa la musica cambia per il Wimbledon che a differenza di molte altre squadre che cominciano a retribuire i propri giocatori non vuole cedere, e preferisce conservare lo spirito sportivo che ha animato la società sin dall’inzio dei suoi giorni, così per circa un decennio naviga nei bassifondi del dilettantismo d’Albione finchè la società decide che è ora di cambiare e di provare la scalata tra i professionisti.

La dirigenza comincia anch’essa a stipendiare i propri giocatori (anche se con il mal contento di parecchi tifosi che volevano si continuasse con la filisofia sportiva utilizzata sino ad allora) ed anche sul campo i risultati arrivano fino all’ammissione che arriva ad inizio degli anni ’70.

I primi anni tra i professionisti sono contraddistinti da ottime prove nelle Coppe Nazionali, i Dons eliminano il più blasonato Leicester City (battuto 0-1 a domicilio) e costringono alla ripetizione del turno di FA Cup i campioni in carica del Leeds, risultati che danno la possibilità alla squadra gialloblù di acquistare fama tra gli sportivi e soprattuto punti nella Football League (corrispondente alla nostra Lega di Serie C) tanto da riuscire, dopo diverse richieste, ad essere ammessi in Fourth Division (la nostra C2), da li in poi sarà una scalata al calcio inglese, che vedrà il piccolo Wimbledon arrivare, nella metà degli anni ’80, nella massima divisione, senza mai scendervi fino alla fine degli anni ’90 (e di certo non tanto per demeriti sportivi…), ogni anno ai nastri di partenza della Premier League (che intanto dopo il Taylor Report diviene, con il passare delle stagioni, sempre più un campionato a se stante con tanti soldi a differenza dei campionati inferiori che fanno la fame e per i quali la Football Association deve stabilire, al momento della retrocessione dalla massima serie, dei “paracadute” finanziari) la squadra viene data per spacciata e puntualmente si salva, puntando sulla passione e sul sapere calcistico dei suoi tesserati.

Si arriva così al 14 Maggio del 1988, data storica per il club che contro ogni pronostico riesce ad arrivare alla Finale di FA Cup che, come vuole la tradizione inglese, si giocherà a Wembley, avversario di turno il plurititolato Liverpool dei Groobbelar, Ian Rush, Aldrige che negli anni ’80 ha vinto tutto il vincibile in Inghilterra ed in Europa; è il minuto 37 quando Sanchez manda il pallone alle spalle dell’estremo difensore dei Reds, è l’1-0 che deciderà la partita, con il Liverpool che sbaglia un calcio di rigore a pochi minuti dal termine, il Wimbledon, la piccola tra i giganti, è nella storia e solo l’esclusione dalle squadre inglesi alle Coppe Europee del dopo Heysel gli impedirà di partecipare alla Coppa delle Coppe.

I problemi per i tifosi sono però dietro l’angolo e se negli anni ’80 il presidente Hammam aveva più volte parlato di spostarsi da Plough Lane (addirittura c’era un progetto di far giocare il Wimbledon in Irlanda al quale la F.A. aveva anche dato il suo ok, ma che la Federazione Irlandese aveva categoriacamente rifiutato, facendo valere il criterio “dilettanti si, con gli inglesi mai”) accampando scuse per motivare uno spostamento, che variavano dalla poca visibilità del club all’impianto ormai vetusto dopo le nuove leggi post-Hillsbrough, negli anni ’90 questo spostamento avviene effettivamente, anche se nel vicino Selhurst Park, sede degli storici rivali del Crystal Palace, (e per di più viene comunicato senza preavvisi con una piccola nota nell’ultimo match programm della stagione).

I tifosi del Wimbledon così non hanno più la loro casa ed il pubblico cala inevitabilmente, seppure la squadra riesce sempre a salvarsi collezionando anche buoni risultati  non perdono occasione per far sentire la propria voce, nonostante non siano numerosi riescono almeno per quasi un decennio a far rimanere la propria squadra nel sud-est della capitale.

Sul finire degli anni ’90 la società passa nelle mani di due ricchi finanzieri norvegesi, già proprietari del Molde F.C., convinti dall’ex musicista Pete Winkelman, che ha interesse nello spostare definitivamente il club nella sua cittadina d’origine, Milton Keynes. I finanzieri scandinavi credono di aver fatto un affarone, ed invece in pochi anni la squadra collassa, facendogli perdere ben 35 milioni di sterline, in particolar modo con la retrocessione in Second Division e quindi i mancati introiti dei diritti televisivi.

Winkelman preme per il trasferimento a Milton Keynes ignorando il parere dei tifosi, anzi additandoli come traditori del Wimbledon ed oscurando clamorosamente ogni genere di protesta. In particolar modo i supporters dei Dons organizzano durante una partita interna con il Rotheram una coreografia di palloncini neri a simboleggiare il lutto, ma vengono sistemati dalla società in tribuna autorità, da dove partono le riprese, in modo che non siano mai inquadrati dale telecamere.

Nonostante leggi contrarie e la rigidità della tradizione calcistica inglese, la F.A. dopo anni di scarica barile con la Footbal League nel 2002 autorizza il trasferimento del club a Milton Keynes. Per i tifosi è la fine della loro squadra, che chiamano ormai ironicamente Franchise F.C.

Decidono così di ripartire dal fondo, come la loro storia gli ha insegnato, si riuscono nel Dons Trust e nell’estate del 2003 formano l’AFC Wimbledon, che tutti i vecchi tifosi riconoscono come il vero Wimbledon, ripartendo, come detto inizialmente, dalla 6^ serie della Football Pyramide. Attraverso una sottoscrizione da parte di tutti i tifosi, con 200 sterline per abbonamento (l’AFCW promise di restituirli una volta stabilizzata la situazione ma nessuno li rivolle indietro) si riuscì ad affittare ed in seguito a comprare il campo del Kingstonian, il Kingsmeadow, (sito a poche centinaia di metri da Merton) al quale però per non ricreare la situazione di Selhurst Park, a parti invertite, non venne cambiato nulla e quindi non venne intaccata la storia del Kingstonian (che attualmente paga un affitto simbolico all’AFC Wimbledon).

La prima stagione fece registrare una media di 3000 spettatori, mentre il Franchise F.C. vedeva uno stadio con una media-spettatori quasi sempre inferiore alle 700 unità, di cui la maggior parte ospiti! Dietro la richiesta della Football Supporter Association, i tifosi degli altri club boicottarono le partite contro il Franchise F.C, facendo precipitare gli incassi della squadra.

Nell’estate del 2003 il Franchise F.C. finì sotto amministrazione controllata con debiti superiori ai 20 milioni di sterline.Durante la stagione 2003–04, il Wimbledon-Franchise F.C. cedette gran parte dei suoi giocatori e al termine di un campionato mediocre finì retrocesso nella Terza Divisione.

Sempre nell’estate del 2003, il National Hockey Stadium di Milton Keynes venne convertito per poter ospitare incontri calcistici, e nel settembre 2003 il Franchise F.C. si trasferì in questo nuovo impianto. Nella primavera del 2004, Winkelman acquistò il club oramai vicino alla bancarotta cambiando nome (Milton Keynes Dons F.C.) e colori (biancorosso) e pretendendo di essere il proseguio storico del Wimbledon, razziando tutti i trofei vinti regolarmente dai Dons.

Ma si sa che i nodi vengono sempre al pettine e così mentre la nuova società ricominciava la sua scalata al calcio professionistico il nuovo mostro del calcio moderno collezionava stagioni anonime a retrocessioni fino ad arrivare nel 2006, nella Quarta Divisione del calcio britannico. Al momento Winkelman ha finalmente restituito i trofei ai leggittimi proprietari riconoscendo che la sua squadra non è il continuo del Wimbledon, una grande vittoria per gli ex tifosi più bistrattati d’Inghilterra, che con umiltà, passione ed amore per questo sport sono riusciti a riavere la propria squadra, i propri colori ed i propri trofei.

Attualmente l’AFC Wimbledon milita nella Blue Square Premier (quanta serie del calcio inglese, ultimo scalino del calcio non professionistico) ed occupa un dignitoso 5° posto che vorrebbe dire play-off. Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale della squadra: http://www.afcwimbledon.co.uk

Simone Meloni