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Ratzinger, questo Papa misterioso. Temi sociali e strategia diplomatica

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Roma, 7 febbraio. In occasione dell’Angelus di stamane Benedetto XVI entra nel merito del sociale e dell’economia del momento, affrontando per l’ennesima volta i temi più scottanti in cui ci troviamo coinvolti, crisi in testa.

Oggi si celebra, per iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana, la Giornata per la Vita, indetta con il tema: “La forza della vita, una sfida nella povertà”.

“Nell’attuale periodo di difficoltà economica – secondo le parole di Ratzinger di questa mattina – diventano ancora più drammatici quei meccanismi che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi”.

Il tema toccato è in realtà più spinoso di quanto appare, se preso nella sua interezza e non soltanto con l’annuire della retorica. Dovrebbe, infatti, in chi ascolta, ed in particolare in chi ritiene per propria libera scelta di seguire un determinato percorso di fede personale che lo porta a “prestare orecchio”, stimolare alla riflessione sul da farsi. In una parola, dovrebbe esser concepito come un discorso seguito dai due punti, e da un “dunque” operativo, che in un modo o nell’altro spinga a tradurre in atto pratico (e socialmente in opinioni politiche che vengano incontro a varie categorie che a causa della crisi in corso versano in particolare difficoltà).

“Tale situazione – ha in effetti chiosato il Pontefice – pertanto, impegna a promuovere uno sviluppo umano integrale per superare l’indigenza e il bisogno, e soprattutto ricorda che il fine dell’uomo non è il benessere, ma Dio stesso e che l’esistenza umana va difesa e favorita in ogni suo stadio. Nessuno, infatti, è padrone della propria vita, ma tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla, dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale”.

Ultimamente, Ratzinger aveva già lanciato due diversi appelli a sfondo sociale alla comunità: uno per la salvaguardia dei posti di lavoro, un altro per promuovere nel settore degli affari e della finanza una maggiore “responsabilità sociale” da parte delle imprese italiane.

Interventi, questi di Benedetto XVI, di indubbia valenza etica e tutto sommato abbastanza indiscussi anche nel mondo politico, da parte di tutte le fazioni. Discorsi che intervengono su temi spinosi senza suscitar polemica, con abiltà diplomatica non  indifferente in un momento in cui su alcuni argomenti una sola parola sprigiona un polverone, ed in un periodo, è da notare, in cui ancora a quasi tutti vien da domandarsi di che pasta è fatto davvero il “nuovo” Pontefice. Già, perché anche se a detta del vecchio adagio delle nonne d’Italia, “morto un papa se ne fa sempre un altro”, il precedente, di Papa, tarda di molto a farsi dimenticare, tanto che l’attuale ha ancora su di sé, dal lontano 19 aprile 2005, giorno della sua ascesa al soglio, il marchio di “nuovo”, vale a dire tutto da scoprire. Ma tant’è, sembrano pensare le autorità burocratiche vaticane e l’ufficio stampa, che non commentano in genere questo modo di vedere: meglio questo marchio che tanti altri.

Sandra Korshenrich