Bergamo: il cane senza nome ora è Gaia e ha un giardino tutto suo

Nelle scorse settimane avevamo dato notizia di un’indecenza che si stava perpetrando nel comune di Caprino Bergamasco. Un cane, anzi una cagnolina, di circa un anno, senza nome e oltre a questo spesso senza cibo e senza acqua,”grazie” al discutibile individuo che si è ritrovata temporaneamente ad avere come padrone, era legata con una catena di un metro (a dir tanto), dentro un bidone, che per un po’ è stato tutto il suo mondo.

Liberata dai carabinieri, in collaborazione con  enpa e chiliamacisegua, la bestiola è stata chiamata Gaia. Messa lì per tenere lontane le faine, Gaia è stata recuperata denutrita, con diverse ferite e ovviamente terrorizzata da tutto e tutti. I volontari però sono riusciti a rimetterla in sesto perlomeno a livello fisico e contestualmente a diffondere l’appello per la sua adozione. In pochi giorni sono letteralmente piombate circa una quarantina di richieste, frutto anche del “potere mediatico”, tra le quali i responsabili hanno dovuto scegliere i fortunati. Gaia è stata adottata al primo colpo, ed ora vive in una casa con un grande giardino, dove potrà imparare nuovamente a camminare, cosa che le era stata vietata per tutto il tempo nel quale era stata legata con la maledetta catena.

E’ probabile che il precedente padrone, o forse sarebbe meglio chiamarlo aguzzino, sia stato denunciato per maltrattamento di animali, considerando anche il fatto che, nel caso specifico, sono stati direttamente i carabinieri a liberare Gaia, su richiesta dei vigili del comune di Caprino B., spediti da Sindaco sul posto, che a sua volta era stato allertato dai volontari. Molte storie finiscono male purtroppo, questa ha avuto un lieto fine, ma fa comunque riflettere quante persone abbiano dovuto muoversi per liberare un “solo” animale da una prigionia assurda, perpetrata per un motivo ancora più assurdo, le faine; animali tra l’altro, che Gaia, legata e avendo perso l’abilità di muoversi normalmente non avrebbe mai potuto affrontare. E’ auspicabile che le cose, in futuro diventino più semplici e che in caso di maltrattamento reale, palese e chiaramente documentato, qualunque cittadino, possa intevenire direttamente, volendolo fare, senza essere accusato di furto o di chissà quale altro reato; è una pura questione di  civiltà.

A.S.