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‘Golden Rubbish’: i rifiuti non avevano mai luccicato tanto

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Più di un milione di tonnellate di rifiuti speciali smaltiti illecitamente in Toscana, nell’ impianto Agrideco di Scarlino (GR), attraverso un’ organizzazione che dalla regione aveva diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino – Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna.

L’indagine ha preso spunto da uno stralcio della Procura della Repubblica di Napoli, in merito al traffico di rifiuti prodotti dalla bonifica dell’area dell’ex Italsider di Bagnoli,  che ha individuato in Toscana la loro ultima destinazione.

Dalle attività investigative dei N.O.E. Di Grosseto è emerso che l’organizzazione ruotava attorno alla società maremmana, che oltre ad avvalersi di una rete di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava, gestiva e smaltiva nel suo impianto il flusso di rifiuti.

Tra i filoni seguiti dagli investigatori, l’esplosione avvenuta nello stesso impianto il 26 giugno 2008, a causa della quale perse la vita l’operaio rumeno Doru Martin, proprio durante lo smaltimento, illecito anche in questo caso, di bombolette spray esaurite, prodotte da un’importante multinazionale operante nel settore dei cosmetici e provenienti da un magazzino lombardo, alle quali erano stati applicati codici che le classificavano, irregolarmente, come “non pericolose”.

Indagato anche Steno Marcegaglia, presidente dell’omonimo gruppo e padre della presidente della Confindustria Emma, per il sequestro del laboratorio di analisi di Mantova della Made Hse, appartenente al gruppo.

Dalle indagini è emerso che il laboratorio redigeva per l’industria siderurgica dello stesso gruppo Marcegaglia di Ravenna, falsi certificati di analisi sui rifiuti da smaltire, originati da lavori di sbancamento e contaminati da mercurio, idrocarburi e altri agenti inquinanti.

Grazie a questa operazione, denominata ‘Golden Rubbish’, 61 persone denunciate, con l’accusa di associazione per delinquere, omicidio colposo, lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsificazione dei registri e notificazioni e falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico.

Il G.I.P.ha emesso 15 ordinanze di custodia cautelare di cui 6 in carcere e 9 agli arresti domiciliari.

Sono legali rappresentanti, presidenti di c.d.a., direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte, nonché 2 misure interdittive dell’esercizio della professione di chimico e dell’esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Claudia Villani