Tav: scontri fra manifestanti e polizia al presidio

Si è interrotta oggi la tacita tregua che aveva tenuto a distanza, fino ad oggi, i valligiani impegnati nella lotta contro la Tav e le forze dell’ordine arrivate in massa per installare con la forza le trivelle necessarie ad avviare i primi sondaggi preliminari all’apertura dei cantieri.
Già in occasione delle proteste delle scorse settimane, precedenti all’imponente manifestazione del 23 gennaio che vide scendere in piazza oltre 40mila persone, si erano registrati contatti fra polizia e presidianti, ma solo nel pomeriggio di oggi i poliziotti schierati in assetto antisommossa hanno effettuato a Susa una serie di violenti cariche.

Questa notte, dopo quasi 10 giorni di tregua, necessari evidentemente al fronte Si Tav per digerire il fallimento dei miseri 400 manifestanti (su 3mila previsti) presenti al convegno a favore dell’alta velocità, le forze dell’ordine avevano scortato in valle una nuova trivella, installata in un sito inizialmente non previsto, a poche decine di metri dall’autoporto di Susa, dove fin dal 9 gennaio i collettivi No Tav hanno installato un presidio che ha impedito ai tecnici di trivellare il territorio.
Oggi, alle 17, più di 500 valligiani si sono riuniti per dar vita ad una assemblea straordinaria che avrebbe deciso le mobilitazioni da lanciare nei prossimi giorni; al termine i presenti hanno deciso di reagire immediatamente occupando l’autostrada Torino-Bardonecchia, muovendosi in corteo con fiaccole e bastoni usati, come da tradizione, per scandire il ritmo della marcia sui guard rail.

I poliziotti presenti hanno inizialmente tentato di bloccare i manifestanti con le jeep e, successivamente, hanno caricato la testa del corteo che, però, ha cercato di resistere. Il bilancio è di alcuni manifestanti e agenti feriti.
Il corteo ha successivamente bloccato l’autostrada per circa un’ora, spostandosi poi sulla Statale 24.

I valligiani adesso sono tornati adesso al presidio e la situazione appare più tranquilla anche se i circa 1500 poliziotti rimangono schierati in tenuta antisommossa a difesa della trivella.
“Abbiamo detto pacificamente che volevamo andare avanti, verso la trivella – ha detto Lele Rizzo, uno dei leader del movimento – e lì è partita una carica, è volata qualche manganellata”.

Tramite il web e gli sms, intanto, è partito un fitto tam tam tra i valsusini e i torinesi impegnati nella lotta No Tav; la parole d’ordine è muoversi al più presto e in massa verso il presidio di Susa.