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Bersani: ecco la mia ricetta alternativa

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“Io sento fortemente l’esigenza di dare agli italiani un’altra possibilità. Questo è il compito dell’opposizione. E questa idea voglio calarla immediatamente nella realtà di oggi. Alternativa per me è, prima di tutto, cosa faremmo di diverso per affrontare la crisi economica; serve una prospettiva per il Paese, per le nuove generazioni“. Parte da qui il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani per spiegare al Forun de Il Sole 24 Ore la sua ricetta per il rilancio economico.

“Non stiamo, come tante volte si legge, meglio degli altri – contnua Bersani – perciò la prima cosa alternativa che farei è un discorso veritiero agli italiani”. Quindi passa a snocciolare le proposte concrete: “Dobbiamo agire – inizia – sul denominatore sulla crescita. Dobbiamo spingere gli investimenti: nel 2010, rispetto al 2009, abbiamo un 12% in meno di spese di investimento. Serve invece un grande piano di piccole opere, perché le grandi opere hanno i loro ritmi”.

“E poi – prosegue il leader del Pd –  l’economia verde, che è in grado di mobilitare anche il risparmio privato. Va rafforzato, quindi, il potere d’acquisto, con interventi per le famiglie numerose e per chi rischia di finire sotto la soglia di povertà. E dando un occhio ai settori tariffati (acqua, assicurazioni, rifiuti, trasporti) perché – aggiunge Bersani – dall’inizio dell’anno vediamo andamenti non molto monitorati”.

Non è tutto, la ricetta del segretario dei democtatici prevede anche la ripresa di due iniziative. “Rilancerei – spiega – due progetti Paese: le bonifiche e la banda larga. Io avevo messo da parte (quando era ministro per lo Sviluppo economico, ndr) credo 2,5 miliardi sui fondi europei per un progetto banda larga e altrettanto per le bonifiche. Sono spariti nel fondo omnibus di Palazzo Chigi”.

Categorico su un possibile ritorno al nucleare. “Il sistema non è pronto – afferma Bersani –  a partire dallo smaltimento delle scorie. E poi puntiamo su tecnologie vecchie, non testate e non di nuova generazione, e per giunta francesi. Mi sembrerebbe più logico, invece, concentrarci sulla ricerca per riacquisire un nostro know-how sul nucleare e nel frattempo impegnarci nei settori critici dell’energia come l’efficienza energetica”.

Il segretario del Pd preferisce, insomma, parlare di “green economy”, un’opzione che, secondo lui, apre le porte “alla ricerca, alle nuove tecnologie, ai nuovi consumi collegati al tema dell’ambiente”.

Poi passa all’analisi della difficile situazione che riguarda i lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, partendo da una panoramica generale. “In Europa – spiega Bersani – c’è un problema di sovracapacità produttiva, ma nessuno chiude gli impianti. Al massimo eliminano qualche linea di produzione, magari utilizzano i prepensionamenti e da noi, il problema della sovracapacità è meno grave. Perciò prima di giungere alla conclusione di produrre meno auto – aggiunge – ci penserei su tre volte. Per Termini Imerese, sarò chiaro, la Fiat sta lì finché non si è trovata un’altra soluzione industriale”.

E sul capitolo che riguarda le “grandi opere”. “Non esiste da parte mia e da parte del Pd – assicura Bersani – alcuna remora su questo tema. Riconosco che un elemento di debolezza enorme del nostro governo dell’Unione sia stato di non aver mantenuto la promessa della compatibilità programmatica, ma consentite a uno come me, che non ha fatto altro che amministrare, di dire che oggi siamo in presenza di una deriva pericolosissima: la tendenza a ricorrere a Spa esterne, come sta avvenendo per la Protezione civile, snatura – afferma il segretario del Pd – il senso della Pubblica amministrazione e anche il ruolo del privato”.

E il Ponte sullo Stretto di Messina? “Nessuna preclusione di principio – conclude Bersani – ma francamente non lo inserirei tra le priorità“.

Maria Saporito