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C’è chi vuol oscurare e chi premiare: Internet candidato al Nobel per la pace?

La notizia è di qualche mese fa: Wired Italia, edizione della rivista californiana specializzata nell’innovazione e nell’hi tech, ha lanciato il progetto Internet for Peace, candidando ufficialmente il Web al Premio Nobel per la Pace 2010.

L’idea ha coinvolto numerosi ambasciatori e sostenitori, primi fra tutti l’iraniana Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, il professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, insieme alle redazioni di Wired di Stati Uniti e Regno Unito.

E dalle nostre parti, ne parla in questi giorni l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport  della Regione Lazio, Giulia Rodano, che si dice favorevole a considerare Internet la più grande arma di costruzione di massa, e come tale, è uno strumento che ha provato a far crescere la pace, ovunque.

”Mentre il Governo italiano si appresta a promulgare una legge che imporrà il controllo istituzionale a molti siti-web – spiega la Rodano – un movimento internazionale sempre più vasto propone di assegnare il Nobel per la pace ad Internet, riconoscendo alla rete potenzialità straordinarie in termini di connessione interpersonale e di dialogo interculturale: si tratta di un’idea molto affascinante”.

”La rete – continua la Rodano – è da sempre un motore di differenze, di creatività, di libertà di pensiero, un vero e proprio antidoto all’omologazione e al pensiero unico. In questo momento storico, legiferare su una materia del genere imporrebbe scelte nette tra libertà e dittatura, tra diritti e oppressione. Scelte che il nostro Governo non sembra in grado di affrontare con la dovuta chiarezza e trasparenza”.

Totalmente controcorrente quindi con chi si dice in questo periodo d’accordo a voler regolamentare Internet, iniziativa pensata non soltanto dal Governo italiano.

”Per quanto mi riguarda aderisco con estremo entusiasmo all’appello di Wired nella piena consapevolezza che il conferimento del Nobel costituirebbe una straordinaria occasione per dare ancora più forza al dialogo e alla libertà di opinione, sia in Italia sia nei Paesi in cui la rete è divenuta strumento di rivendicazione democratica e civile”.

Claudia Fiume

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