Energia Nucleare: anche la Sardegna punta alla denuclearizzazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:17
Giampaolo Diana (Pd), primo firmatario della proposta di legge sulla denuclearizzazione in Sardegna

Le opposizioni del Consiglio regionale della Sardegna hanno presentato una proposta di legge congiunta, allo scopo di dichiarare l’isola “territorio denuclearizzato“; ne hanno sollecitato, inoltre, l’approvazione urgente. Scelta non casuale, perché giunta proprio nel giorno in cui il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo contenente i criteri per la scelta dei siti nucleari. E la Sardegna, neanche a dirlo, è stata indicata proprio come sito ideale non solo per ospitare centrali, ma anche come sede di stoccaggio delle scorie nella gallerie delle miniere dismesse (presso la piana di Arborea, nell’oristanese).

“Il nucleare in Sardegna sarebbe una pietra tombale per il nostro sviluppo”, ha affermato il capogruppo del Pd, Mario Bruno, presentando la proposta assieme al suo vice – e primo firmatario della stessa – Giampaolo Diana, e alla consigliera dei Rosso Mori Claudia Zuncheddu. “Gia’ ospitiamo il 60% delle servitu’ militari e ci facciamo carico dell’80% delle bombe esplose. Il nucleare sarebbe una servitu’ aggiuntiva. Prendiamo atto delle dichiarazioni del presidente della Giunta, Ugo Cappellacci, all’inizio della legislatura, ma riteniamo necessaria una legge apposita, che speriamo venga approvata all’unanimita”.Tale proposta sarebbe stata avanzata anche nel rispetto del 73% dei sardi, che secondo gli ultimi sondaggi, per Bruno, “e’ contrario a simili ipotesi”.

Per inciso, le dichiarazioni di Cappellacci a cui fa riferimento Bruno risalgono a circa un anno fa, quando – a seguito dell’accordo italo-francese sul nucleare – il Governatore sardo dalla sua pagina di facebook affermò “Da noi nessuna centrale. Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile”.

Bruno dal canto suo affonda utleriormente, e attacca: “L’atteggiamento del governo ci appare improntato a un nuovo centralismo connotato da un profilo fortemente autoritario. Il presidente Cappellacci prenda spunto da un’altra regione a statuto speciale, la Sicilia, che di recente si e’ aggiunta alle undici regioni contrarie al nucleare”.

Il testo proposto, di soli quattro articoli, si richiama allo statuto speciale e alle competenze in materia di salute pubblica, protezione civile, governo del territorio e produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia attribuite in via concorrente alla Regione dall’articolo 117 della Costituzione. Senza possibilità di interpretazione è l’articolo 1, che recita chiaramente: “La Regione Sardegna dichiara il territorio regionale ”denuclearizzato” e precluso alla presenza di impianti nucleari, all’insediamento di siti per il deposito e lo smaltimento di rifiuti nucleari ed al transito, anche temporaneo di materiali nucleari'”.

L’articolo 2 della proposta, dal canto suo, prevede che la Regione sarda, d’intesa con i presidenti delle regioni e i consigli delle autonomie locali del centro-sud Italia, promuova una Conferenza per la sicurezza e la cooperazione del Sud per “rilanciare la denuclearizzazione dei territori vocati all’agricoltura, alla tutela dell’ambiente, al turismo e al manifatturiero innovativo, individuando forme di collaborazione solidali fra i territori interessati”.

Dopo la Puglia di Vendola, dopo le dichiarazioni dell’incoerente Zaia (favorevole al nucleare in Italia, ma contrario all’apertura delle centrali in Veneto), dopo il già annunciato “no” della Bonino in caso di sua elezione nel Lazio (già individuato per la realizzazione di ben due siti), ora il Governo si trova di fronte all’ennesimo rifiuto, per di più da una regione che porta la stessa bandiera del Pdl. Sembra pagare, così, lo scotto per aver scelto in maniera bonapartista e non concertata la reintroduzione del nucleare, in spregio al referendum abrogativo del 1987.

Roberto Del Bove

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