Home Cultura Italiani in Iran? Almeno con le fotografie sulla Persia Qajar

Italiani in Iran? Almeno con le fotografie sulla Persia Qajar

 

In questo periodo di relazioni tese fra Iran e Italia, una bizzarra coincidenza ci porta indietro nel tempo, a rapporti più distesi.

Domani, infatti, si apre a Roma la mostra “La Persia Qajar. Fotografi italiani in Iran 1848–1864”. L’esposizione è stata allestita dall’Istituto Nazionale per la Grafica per ricordare il 35° anniversario della sua fondazione e si può visitare, a ingresso libero, presso Calcografia (via della Stamperia 6).

Il nucleo della mostra è costituito da una selezione di un centinaio di fotografie che offrono un variegato panorama della Persia sotto la dinastia Qajar, arricchito da un lato con disegni, quadri e litografie di artisti italiani, dall’altro con documenti sulla missione diplomatica in Persia guidata nel 1862 da Marcello Cerruti, incaricato da Cavour.

La Persia era al centro di fitte trame internazionali proprio come oggi, anche se i protagonisti del “risiko” in quell’area erano Russia e Gran Bretagna e non gli Stati Uniti. Diversamente da oggi, il Regno di Sardegna prima e il nuovo Stato italiano poi avevano intrecciato buone relazioni con il regno Qajar, con cui nel 1862 venne firmato un trattato di commercio e amicizia. Tempi lontani…

Sotto il sovrano Naseroddin Shah (1831-1896) la Persia cercò di lasciarsi alle spalle le spese folli per la corte di Teheran e di contenere le pressioni straniere, riorganizzandosi  e rielaborando alcuni elementi della cultura occidentale, arte compresa.

Proprio in questo campo si distinsero alcuni fotografi italiani che lavorarono in Persia nel periodo 1848-1864. I nomi dei diplomatici, degli scienziati, dei fotografi e degli illustratori non sono famosi. Pochi specialisti conoscono Luigi Pesce, Antonio Giannuzzi, Luigi Montabone e gli altri protagonisti della mostra di Roma, autori di una documentazione rilevante per l’antichità e il contenuto delle immagini.

 

Uno scatto di Luigi Montabone

Pesce e Giannuzzi, per esempio, furono dei pionieri nel documentare le città, i siti archeologici e i luoghi sacri della Persia. Dalla metà degli anni Cinquanta, immortalarono Teheran, Persepoli, Qom, Isfahan, Shiraz.

Anche la missione diplomatica italiana nel 1862 portò a risultati originali. Le serie di Luigi Montabone, che ebbero una discreta diffusione internazionale, si distinsero dalla successiva produzione di carattere orientalista. Grazie anche alla presenza dei giovani naturalisti aggregati alla missione, queste fotografie stimolarono l’interesse verso temi meno “esotici”, come la modernizzazione del Paese e l’attenzione per la società.

Last but not least, la mostra è il frutto di studi che hanno portato a varcare i confini italiani, cercando materiale, spesso inedito, in collezioni private, biblioteche e musei stranieri: dalla Bibliothèque Nationale di Parigi al Metropolitan Museum di  New York, solo per citare due nomi.

La speranza è che questo viaggio nella formazione dell’immagine dell'”altro” sia un momento di riflessione utile ai visitatori. E, anche se è decisamente più difficile, per i politici “persiani” e no.

 

L. Denaro