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L’Italia andrà ad energia nucleare: sì del Governo

Il primo impianto sarà costruito nel 2013, parola di Claudio Scajola, Ministro dello sviluppo economico: il dove però è ancora un problema, la guerra fratricida tra regioni infatti sembra alle porte.

Ma andiamo con ordine: il Consiglio dei Ministri oggi ha approvato proprio il decreto legislativo che contiene misure e criteri per stabilire l’ubicazione delle centrali nucleari in Italia, oltre che le norme per la produzione della suddetta energia, quelli per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi e gli incentivi economici che verranno dati alle Regioni ospitanti le strutture.

Ben 11 di queste regioni hanno però impugnato il provvedimento, per vari motivi: primo fra tutti il mancato arrivo dello stesso in Conferenza Unificata Stato-Regioni, non c’è stato quindi un confronto diretto sul tema, questa è la principale contestazione che ha motivato l’impugnazione: questo nonostante il parere positivo del Consiglio di Stato. La lotta è serratissima: Puglia, Campania e Basilicata sono state citate in giudizio dal Governo a causa delle loro leggi Regionali che non permettono la costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro competenza. La legge oltrepasserebbe le loro competenze, scavalcando una legge di natura Nazionale.

Dal canto suo il Ministro Scajola ha dichiarato che “Il provvedimento si caratterizza per la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell’ambiente. La  produzione di energia elettrica inizierà dal 2020″

La polemica sul “nucleare” è annosa e anche un po’ triste; indipendentemente da chi abbia ragione o torto, nel 1987 un referendum popolare abolì la produzione di energia di quel tipo dall’Italia. I cittadini si schierarono dichiaratamente per il no : in specifico i referendum riguardanti la produzione di energia e le centrali nucleari furono 3, e, su una  quota di 29 milioni di votanti, decina più decina meno,  in due di questi la percentuale dei favorevoli all’abolizione si attestò sull’80%, nel terzo raggiunse circa il 72 %.

E’ pur vero che si tratta di un referendum di più di 20 anni fa, e che la tecnologia  durante questo periodo è cambiata totalmente, è diventata più sicura, più evoluta, ma viene da pensare che avrebbero comunque dovuto essere  i cittadini a scegliere per un eventuale cambio d’indirizzo, visto che saranno comunque alcuni di loro a dover convivere con quelli che si annunciano come degli enormi “mostri energetici”. Fa un po’ specie quindi che il Governo non abbia nemmeno lontanamente pensato di indire un referendum a conferma delle sue idee,  forse perchè gli italiani non le avrebbero confermate.

A.S.

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