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Monte di Procida: la tristezza di una non cultura, 600 euro di multa a chi sfama i randagi

Evidentemente a volte la legge non esiste: Sembra non sia bastata l’esperienza fatta e poi subìta dal Sindaco di Brindisi Domenico Mennitti  a Giugno 2009, quando, il suddetto ordinò il divieto assoluto di sfamare gli animali randagi, ordinanza poi sospesa dal tar della Puglia, su denuncia di Lav, Lac e e Lega Protezione Animali, con le seguenti motivazioni :   “ la mancanza di cibo può comportare un peggioramento delle condizioni degli animali, tale da determinare una perdita dell’abitudine del contatto con le persone ed una contestuale, specie con riferimento ai cani randagi, predisposizione ad aggregarsi in branco creando così un reale pericolo per la cittadinanza”

Nell’emettere la sua ordinanza da 600 euro a cranio, che chissà come mai, va a gravare  sul portafoglio delle persone più di buon cuore,è bene, On.Francesco Paolo Iannuzzi, Primo Cittadino di Monte di Procida, forse, che tenga presente le motivazioni del Tar della Puglia riportate appena sopra.

E’ bene anche, che tenga altrettanto presente, probabilmente, che il suddetto precedente caso non è l’unico avvenuto; perchè vede, l’onorevole Sindaco di Campobasso, Giuseppe di Fabio oltre a essersi fatto sequestrare ben 2 canili ( Santo Stefano e Ripamolisani)  sul suo territorio per le evidenti pessime  condizioni degli animali detenuti, mai parola fu più appropriata, con la sua “ordinanza civica n 180” analoga a quella che Lei ha emesso, è andato incontro alla stessa sorte; ancora il Tar,questa volta dell’Abruzzo ha sospeso tale ordinanza, giudicata illegale.

E casi uguali a questi ce ne sono stati in Sardegna, sul Gargano, in provincia di Udine e in altre città e regioni, al punto da nemmeno più  riuscire a contare  queste pseudo-iniziative volte a mantenere o addirittura a migliorare il decoro delle città.

Ma cos’è il decoro? Avere le vie pulite? Solo questo? O è anche salvaguardare la salute dei cittadini? Perchè se è anche questo allora va ricordata, in questo senso, l’apocalisse degli animali siciliani, in specifico nei Comuni di Modica e Scicli, dove grazie al fatto di non essere mai stati sfamati da nessuno, aggregatisi in branco per sopravvivere, hanno finito con uccidere un bimbo, lui si, innocente.

Tutto questo è illegale; infatti, secondo la  legge Regionale 24 novembre 2001, n. 16

sulla “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”, articolo 3, comma 4, fa presente che “Sono considerati maltrattamenti la violenza di ogni tipo, occasionale o abitudinaria, fame, sete“.Fame e sete, due parole illuminanti.

Il comune è quindi è tenuto a provvedere  sì al decoro della città, ma anche alla gestione del randagismo sul territorio;  per “gestione” non s’intende  lo sterminio tramite avvelenamento fatto da qualche sempre attivo cittadino quando c’è da fare del male, quando può dimostrare che lui è più forte, si di un cane o un gatto e per vie subdole , con chi scrive, ad esempio, lo sarebbe molto meno (forte). Non s’intende nemmeno accalappiare i suddetti randagi e  portarli in canili, definiti comunemente come “lager”, S’intende invece trasferire gli animali vaganti (esseri “dotati” di una vita, sempre secondo la legge, oltre che secondo il buon senso)  in strutture apposite, dove devono essere sfamati e curati, come “l’essere” umani comanderebbe.

Anche non esistendo queste strutture, il Comune è comunque tenuto a provvedere al mantenimento degli animali sul territorio, inoltre il non dare da mangiare è visto come un maltrattamento anche secondo la legge(189/05) che , per chi non lo sapesse, punisce con sanzioni penali e pecuniarie chi la viola.

In sostanza, le ordinanze affama randagi sembrano il più delle volte fregarsene della legge, di più leggi , sia quella sul maltrattamento e conseguentemente l’uccisione, per fame, di animali, sia quella che riguarda gli obblighi di un Comune in materia di salute pubblica.

Tralasciando poi tutto il discorso chiamato comunemente “animalista“, ma che in realtà potrebbe essere definito anche “cristiano” piuttosto che visto come un insegnamento di Ghandi, o , molto più semplicmente  un aiutare chi è in difficoltà; sfamare un cane di Monte di Procida,come principio non è diverso da sfamare un bambino di Haiti, o un immigrato, o un senzatetto. Senza fare paragoni tra umani e animali, quelli citati sono tutti casi di esseri viventi bisognosi,niente di più, niente di meno.

A.S.

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