Home Anticipazioni

Pupi Avati: “Nel mio film racconto l’indecenza dell’Italia di oggi”

CONDIVIDI

«Il mio cinema non è mai stato di denuncia, ma il presente in questi ultimi anni è diventato davvero indecente, anche per una persona moderata come me». E infatti nel suo nuovo film Pupi Avati cambia davvero registro: abbandona le atmosfere nostalgiche del passato per gettarsi in una storia amara che parte dagli anni Novanta per arrivare alla contemporaneità. «Il figlio più piccolo», che uscirà nelle sale il 19 febbraio, svela un’Italia piena di faccendieri, società off-shore, veline, politici corrotti. Un mondo cialtrone e volgare di parvenu che anima spesso le cronache contemporanee. E per incarnare tutto questo il regista sceglie Christian De Sica, per la prima volta in un ruolo “serio”: l’attore è infatti un immobiliarista rampante e senza scrupoli, simbolo dell’Italia di oggi.

«Il figlio più piccolo» inizia nel 1992 a Bologna con il matrimonio di Luciano Baietti (Christian De Sica) e Fiamma (Laura Morante), già genitori di due bambini. Un matrimonio lampo e poi lo sposo parte in compagnia di uno strano personaggio, Bollino (Luca Zingaretti) consulente finanziario ed ex sacerdote. Nel viaggio si porta dietro un mazzo di documenti con i quali la neosposa gli ha intestato tutti i suoi beni immobili. Il tempo passa e si arriva ai giorni nostri. I due bambini della coppia sono ormai cresciuti. Il più grande, Paolo (Marcello Maietta) lavora in un locale e odia il padre assente. Il più piccolo, Baldo (Nicola Nocella), buono e generoso, vive ancora con la mamma e con Shyla (Sydne Rome), percussionista americana neohippy. A un certo punto il truffatore Baietti, che vive in una lussuosa villa anche grazie ai soldi dell’ex moglie, chiama il figlio minore per intestargli le sue tante società, ormai sull’orlo del fallimento. «Questo film non si poteva fare senza Nicola Nocella – afferma Avati -. Un personaggio così puro come lui che vuol fare il regista e fare un film horror. Sono queste le persone che mi piacciono e che vanno salvaguardate anche in questo presente che secondo me va sorvegliato e vigilato».

I riflettori, com’è ovvio, sono puntati soprattutto su Christian De Sica, che torna al cinema d’autore dopo anni di avventure natalizie: «Il cinema di Pupi Avati mi ricorda quello che faceva mio padre. E, tra l’altro, Avati – spiega l’attore – è ingenuo e timido proprio come mio padre. Devo dire che quando mi sono trovato a lavorare con Laura Morante ero piuttosto timido anch’io, pensando che lei era un’attrice di Moretti, ma poi è andato tutto bene. Comunque – conclude – mio padre sarebbe molto contento di questo ruolo». Per Laura Morante, invece, il film di Avati «non è così ingenuo come sembra. Secondo me la crudeltà è sempre un punto di partenza per essere buoni e per me “Il figlio più piccolo” resta un film per certi versi crudele». Zingaretti commenta così il ruolo di consulente finanziario spietato da lui interpretato: «Sono tutti personaggi senza morale quelli che si vedono nel film, persone che potrebbero tranquillamente accoltellare il prossimo senza alcun problema».

Avati rivela di aver attinto a mani basse dalla cronaca e da personaggi come i furbetti del quartierino: «Certo che l’ho fatto anche se a me interessava di più l’aspetto dell’innocenza che andava recuperata. Ovvero l’innocenza di Nicola Nocella e anche della fragile madre che continua ad amare il marito truffatore che l’ha lasciata fino alla fine».

Maria Elena Tanca