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Alemanno: «Via i presidi che non rispettano la memoria»

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Gianni Alemanno, sindaco di Roma

La legge 92 del 2004 ha sancito il dovere di ricordare le vittime delle Foibe e il conseguente esodo di migliaia di esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Un vero dramma del secolo scorso, per lungo tempo non riconosciuto o comunque, in qualche modo, oscurato. Ieri a Roma si è tenuta una commemorazione speciale per il secondo anno consecutivo. Presenti il presidente del consiglio comunale Marco Pomarici, il ministro Giorgia Meloni, il candidato Pdl alla Regione Renata Polverini, l’assessore alla scuola Laura Marsilio, esuli e parenti originari di Zara, Fiume e altre città dell’Istria e della Dalmazia.

Il ricordo di questo drammatico evento è stato per anni volutamente celato anche nei testi scolastici. Negli ultimi anni però si è cominciato a parlarne, a far sì che anche gli studenti apprendano questo evento storico. Inconti con chi ha vissuto quest’esperienza o con i loro famigliari vengono organizzate proprio presso gli istituti scolastici ma non tutti aprono le loro porte. Alcuni presidi si oppongono in modo fermo. A Roma, quest’anno, porte chiuse al ricordo nella scuola elementare Iqbal Masih di Centocelle e nel liceo socio-psuco-pedagogico «Vittorio Gassman» a Primavalle. Dura la reazione del sindaco della Capitale, Gianni Alemanno: «Io credo che gli insegnanti e i dirigenti scolastici che non accettano la Giornata del ricordo probabilmente non sono all’altezza del loro compito di educatori». Costruiremo «una Casa del ricordo in cui il dramma delle foibe e le vicende degli esuli siano raccontabili. Un luogo a Roma dove si possano realmente trasmettere questi valori e ricordi».

L’anno scorso un gruppo di ragazzi ha “viaggiato” sui luoghi della memoria, accompagnata dal sindaco Alemanno e da Emilio Fatovic, rettore del Convitto Nazionale di Roma: «Abbiamo visitato il campo profughi di Padriciano, il cimitero austro-ungarico, le risiere di San Saba e Pola, un percoso completo attraverso il quale i ragazzi hanno compreso meglio le vicende storiche dell’Istria e Dalmazia, e il significato dell’essere profughi. La visione diretta dei luoghi permette la sedimentazione di un fatto simbolico, è un percorso di conoscenza. Guardare da vicino com’è fatta una foiba serve ad assimilare una testimonianza per trasmetterla agli altri e un domani ai propri figli». Ed ancora: «Credo che la formula del viaggio organizzata dal Comune di Roma è buona e di qualità, permette a docenti e alunni un lavoro corretto ed efficace. La speranza di tutti è che queste cose non si ripetano più. Certo affinché al ritorno il percorso non si traduca in una semplice gita è necessario, poi, un lavoro da parte dei docenti».

Valeria Panzeri