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Aumenta la stretta sull’Iran: nuove sanzioni Usa

Dopo le dichiarazioni di condanna espresse congiuntamente da Stati Uniti ed Ue sulla situazione dei diritti civili in Iran, dopo il bisticcio diplomatico tra l’Iran e il British Museum, e dopo la promessa di sanzioni avanzata pochi giorni fa da Francia e Usa, aumenta ancora di più la stretta dei paesi occidentali sul regime di Teheran.

A fare il passo anche stavolta, neanche a dirlo, è stata la Casa Bianca, che ha dichiarato di voler imporre ad Ahmadinejad delle nuove sanzioni. Tali sanzioni, nello specifico, sarebbero rivolte contro Rostam Qasemi, un generale dei “pasdaran” – le Guardie della Rivoluzione – e contro quattro sussidiare della società edile da lui diretta, la Khatami al Anbiya (società che già subì simili sanzioni nel 2007).

Secondo il dipartimento del Tesoro americano, la società di Qasemi sarebbe coinvolta nella costruzione di strade, autostrade, oleodotti e progetti idrici e i suoi profitti contribuirebbero a sostenere i programmi missilistici e nucleari in Iran.

Questa risulta essere, quindi la motivazione principale delle sanzioni Usa, che consistono in un congelamento di tutti i beni della società Khatam al-Anbiya e delle sue quattro sussidiarie (Fater, Imensazen, Makin e Rahab), vietando inoltre tutte le transazioni che possano ricadere in qualche modo sotto la giurisdizione Usa.

Sembra, questo, l’ennesimo attacco diplomatico verso il regime di Teheran, lanciato senza mezzi termini dal dipartimento del Tesoro americano, il quale avrebbe affermato che i profitti delle attività economiche alimentano “la proliferazione di armi di distruzione di massa e il sostegno al terrorismo”. Parole queste, già sentite nel 2003 nei numerosi attacchi diplomatici all’Iraq di Hussein: parole che però in quel caso non trovarono mai conferma, visto che non sono mai state ritrovate le famigerate “armi di distruzione di massa”.

In un momento in cui Ahmadinejad annuncia l’arricchimento autonomo dell’uranio al 20% (con la conseguente possibile produzione di bombe atomiche), e in un momento in cui l’Iran vive una crisi profonda a causa dei festeggiamenti per l’anniversario della Rivoluzione (che cade proprio oggi) a causa degli scontri tra polizia e manifestanti, la mossa statunitense sembra tesa soprattutto ad indebolire ed isolare maggiormente il regime di Teheran.

Roberto Del Bove