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Berlusconi vuole abolire la par condicio, in Rai è bufera

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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è intervenuto ieri per chiedere di «abolire la par condicio, una legge assurda e liberticida. La mia idea è di assegnare a ogni partito uno spazio proporzionale ai propri voti».

Quanto alla decisione della Commissione di Vigilanza approvata martedì in tarda serata, di dare le elezioni regionali in mano ai Tg nazionali e locali,  il premier commenta: «ha pesato il fatto che la classe politica si proponga in trasmissione pollaio e che queste risse continue abbiano contribuito molto ad abbassare l’apprezzamento della politica da parte dei cittadini».

La frase-chiave del regolamento varato dalla Vigilanza è questa: «Le trasmissioni d’informazione, con l’eccezione dei notiziari, a partire dal termine ultimo per la presentazione delle candidature, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica».

L’opposto, tra l’altro, di quello che stabilisce la legge sul par condicio del 2000 che distingue nettamente la comunicazione politica dalle trasmissioni d’informazione e approfondimento. Il periodo è quello degli ultimi 30 giorni prima del voto regionale, previsto per il 28 e il 29 marzo, inclusi gli eventuali ballottaggi dell’11 e 12 aprile. Secondo Pierluigi Bersani, segretario del Pd, «la decisione della Vigilanza va rivista perché tocca profili di libertà. La preoccupazione dei radicali è storica ed è quella di vedere garantito l’accesso; la preoccupazione del centrodestra, altrettanto storica, è di chi vuole ovattare la realtà e nascondere i problemi». Di rivedere il testo non se ne parla: «Da parte del Pdl e della Lega c’è indisponibilità a rivedere il regolamento approvato ieri» ha dichiarato Giorgio Lainati.

Il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, spiega che il regolamento non prevede «la soppressione delle trasmissioni informative, che possono ospitare tribune politiche o essere collocate in altri orari».

Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, sottolinea «le ricadute di carattere economico sull’azienda». Per i consiglieri d’opposizione Giorgio Van Straten e Nino Rizzo Nervo «non solo viene compressa l’autonomia editoriale della Rai, ma le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze anche sul fronte dei ricavi pubblicitari».

Sono scesi in campo anche i conduttori delle trasmissioni d’informazione più popolari da Bruno Vespa a Giovanni Floris, che parla di «ingordigia della politica, che si mangia l’editore», sino a Michele Santoro.

PB


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