Cgil e Guccini contro il razzismo ricordando Mandela

Si chiama “La libertà degli altri – la pelle ha tanti colori, il sudore uno solo”, la manifestazione promossa dalla Cgil che si terrà questa sera al Palasport Mandela Forum di Firenze, per celebrare il ventesimo anniversario della scarcerazione dello storico leader dell’ANC sudafricano Nelson Mandela e per rilanciare la lotta “contro il razzismo, la xenofobia e le nuove schiavitù”.
Nel corso della serata interverranno l’ambasciatore del Sudafrica, Thenjiwe Mtintso, il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani e il presidente della regione Toscana, Claudio Martini.

Vera protagonista della serata sarà però la musica: sul palco del Mandela, infatti, saliranno Paola Turci, Nada, i Tetes des Bois e Francesco Guccini, come sempre accompagnato dal chitarrista argentino Flaco Biondini.
L’ingresso è naturalmente gratuito, e l’inizio della manifestazione è previsto per le ore 21.

Nel corso della serata interverrà anche Paolo Hendel, già protagonista con la Cgil della manifestazione dello scorso 4 aprile al Circo Massimo a Roma, e sarà letta la poesia composta da Adriano Sofri dopo i fatti di Rosarno, ripresa da “Se questo è un uomo” di Primo Levi.
E’ notizia di oggi, intanto, che il Partito Democratico è di nuovo in trattativa con la Federazione della Sinistra che, in vista delle prossime elezioni regionali, chiede al centrosinistra di rimuovere dal programma qualsiasi apertura all’ipotetica costruzione di “centri di accoglienza” sul territorio regionale, per chiudere l’accordo politico.

A voi i toccanti versi di Sofri.

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo
,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d´asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d´amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L´Uomo Nero
Della miseria nera,

Del lavoro nero, e da Milano,
Per l´elemosina di un´attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)

Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all´ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra – “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi”.