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Cina: Liu Xiaobo condannato ad 11 anni

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In molti si staranno probabilmente chiedendo chi sia Liu Xiaobo e perché sia una notizia importante il fatto che, purtroppo, abbia perso a Pechino il ricorso in appello contro la condanna ad 11 anni di prigione.

Xiaobo è uno scrittore cinese condannato per sovversione sei settimane fa e che ha determinato una grande, ma come sempre inutile, condanna a livello internazionale, sia da parte dell’Europa Unita, sia da parte degli Stati Uniti d’America.

Ma qual’è stavolta la colpa di quest’uomo di 54 anni, che ha già passato del tempo in galera a seguito degli incidenti di piazza Tiananmen nel 1989?

Nel 2008 ha controfirmato un appello diretto alle autorità cinesi chiedendo maggiori libertà politiche; tale petizione, conosciuta come Charta 08 chiede a gran voce più libertà, riforme democratiche e la fine del governo mono-partitico.

La moglie, Liu Xia, ha raccontato a Reuters che al dissidente non è stata data la possibilità di parlare al processo. “Sapevamo che questa sarebbe stata la decisione. Se non hai molta speranza, non puoi essere delusa”, ha commentato la donna.

Dopo il verdetto sono arrivate critiche da tutto il mondo, bollate dalla Cina come interferenze alla sua politica interna.

“Non solo è una mancata opportunità per la Cina”, ha commentato Guenter Nook, rappresentante tedesco per i diritti umani, “ma mostra anche quanto il governo comunista ha paura del proprio popolo“.

Secondo l’ambasciatore americano Jon Huntsman, siamo di fronte all’ennesimo caso di persecuzione di cittadini che esprimono il proprio punto di vista politico.”Siamo delusi dalla decisione del Governo cinese di confermare la sentenza di 11 anni di prigione con l’accusa di sovversione di potere di stato”, ha dichiarato l’ambasciatore.

Ma Zhaoxu, portavoce del Ministro degli Esteri cinese, ha dichiarato che non esistono dissidenti in Cina. “Noi gestiamo i nostri affari secondo la legge e quindi abbiamo solamente la differenza tra criminali e non-criminali“, ha annunciato il portavoce in una conferenza stampa.

Simon Sharpe, un rappresentante della delegazione dell’Unione Europea presente in Cina, ha detto ai giornalisti fuori dall’aula di tribunale dove si è svolta la sentenza di appello che anche l’Unione Europea ha chiesto l’immediato rilascio senza condizioni per Liu Xiaobo, in carcere dal 2008 e la cui accusa, sempre secondo l’EU, è inaccettabile in quanto va contro i normali diritti umani.

Dei 303 firmatari originali della Charta 08, manifesto sottoscritto il 10 dicembre 2008 (anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) e il cui nome deriva dalla famosa Charta 77, documento redatto dai dissidenti cecoslovacchi nel 1977, solo Xiaobo è stato condannato, ma moltissimi altri firmatari sono stati minacciati dalle forze di polizia.

Come indicato proprio in tale manifesto, orami firmato da oltre 8100 persone, “La Cina oggi rimane l’unico grande Paese guidato da un regime autoritario, responsabile di numerose violazioni dei diritti umani. La situazione deve cambiare! Le riforme politiche democratiche non possono più aspettare!”

Speriamo veramente di riuscire a vedere una Cina democratica, che possa occupare costruttivamente e con orgoglio il proprio ruolo di potenza economica mondiale, un Paese dove i diritti umani non siano un’utopia, dove un governo, e non il regime, sia a capo di oltre un miliardo di persone.

Sebastiano Destri