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Dell’Utri: un (triste) teatro ambulante

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In un intervista a “Il Fatto Quotidiano“, Marcello Dell’Utri risponde ad alcune domande sulla vicenda Ciancimino e le accuse piovute da Palermo. Il risultato è a dir poco grottesco. Il senatore del Popolo delle libertà semplicemente non ha alcun ritegno; non solo non si preoccupa del fatto che quello che dice è palesemente falso e sconclusionato (del resto non è solo a parlare in questo modo), più che altro non ha il minimo problema a dichiarare le reali ragioni delle sue candidature e i retroscena delle stesse. Ma andiamo con ordine.

L’intervistatrice (la titolatissima Beatrice Borromeo) comincia giustamente l’incontro con una considerazione su quello che sta avvenendo all’Ucciardone, le dichiarazioni di Ciancimino, la mafia. Chiede, insomma, cosa pensi il senatore di tutta la vicenda e lui da buontempone qual è ci scherza un po’ su “o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere”. Peccato che la Borromeo non gli abbia chiesto dove avrebbe preso la pistola.

Dopo aver precisato che quelle di Ciancimino sono solo calunnie, un complotto orchestrato da Antonio Ingroia, dall’intervistatrice sorge spontanea una considerazione “però è difficile sostenere che Ciancimino, Spatuzza e tutti i pentiti che l’hanno accusata nel corso del suo processo, siano manovrati”. In effetti, aggiungiamo noi, è un po’ difficile, ma Dell’Utri non si perde d’animo e precisa “ma questo non è un problema, Andreotti ne aveva anche di più di pentiti che l’accusavano”. Praticamente un assist per la Borromeo, che infatti ricorda che Anfreotti è stato condannato per reati di mafia fino al 1980. Come se fosse al bar, il senatore risponde “la faccenda di Andreotti è complessa, io non l’ho capita bene, bisognerebbe studiarla. Questi, i miei accusatori, sono preparati. C’è una cordata che non finisce più, una cordata infinita”. Cioè Dell’Utri non ci capisce molto e svicola su considerazioni pseudo-geometriche (cosa sia la cordata infinita è tutto da scoprire).

Insomma, Ciancimino, Spatuzza, Mangano, Borsellino che nell’ultima intervista parla di Dell’Utri e Berlusconi vicini alla mafia? Niente, tutte calunnie, interviste manomesse, veri cavalli dimezzati pronti a entrare nelle stalle di Berlusconi. Tra il ricordo di un quarto di carne equina e le mancate prove della manomissione dell’intervento a Borsellino, la Borromeo chiede “non sente una responsabilità, visto il suo ruolo politico?”. A questo punto dell’intervista viene quasi da ridere a leggere una domanda di così spiccata civiltà e raziocinio, e infatti la rsposta è tutta una “poesia” “Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato”. Qui se ci fosse stato il pubblico ci sarebbe stata l’ovazione per la chiarezza e la sincerità. Tutti in piedi!

“Poi, nel 1995, l’hanno arrestata per false fatture” ricorda la giornalista. “Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d’arresto”. E certo.

“E la Camera l’ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?” la Borromeo non ha capito bene chi ha di fronte. Infatti la risposta rimane tra il delirio e la comica “No, assolutamente. È assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al più presto! Ma non c’era altro da fare”. Qui il pubblico ammutolirebbe prima della risata definitiva.

Poi un veloce botta e risposta sempre sul tenore del folle-ironico

“Perché non si difende fuori dal Parlamento?”

“Mi difendo anche fuori”

“Perché non soltanto fuori?”

“Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano

Verrebbe quasi da dire “in effetti… Si deve difendere”. Alla fine dell’intervista la Borromeo pone la domanda definitiva “Che fa se la condannano in appello?”. Il pubblico si aspetta il gelo del senatore, che invece risponde calmo “vado in Cassazione”. “Come – dice la giovane giornalista – non si dimette?”. Giusto, no? Pensa il pubblico e pure noi. Ma Dell’Utri spiazza tutti con una dialettica da filosofo del V secolo “Ma sta scherzando!”.

La Borromeo non ci sta e chiede ancora “e se la condannano in Cassazione?”. A questo punto il nostro eroe deve capitolare, ma lo fa con una risposta che rende giustizia alla sua competenza, naturale ironia, razionalità e senso dello Stato

“Eh lì vado in galera. A quel punto mi dimetto”

Il pubblico è sfinito dalla performance, troppe emozioni. Anche il Paese è sfinito e sente sempre di più la mancanza di processi con tempi umani e non geologici, che chiuderebbero definitivamente i teatri dove si propongono palinsesti di questo genere.

Simone Cruso