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Iran, uccisa ragazza

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Come annunciato, oggi 11 febbraio, il regime iraniano festeggia il 31esimo anniversario della rivoluzione e della cacciata dello Scià. Molte e sontuose le cerimonie ufficiali organizzate dal governo ma altrettanto numerose le manifestazioni degli oppositori che a quanto pare sono in corso, in questi istanti, a Teheran e nelle città di Isfahan e Shiraz.

Ma la notizia più tragica che in questi momenti sta avendo eco è la presunta uccisione di una ragazza, Leila Zarei, di soli 27 anni che sarebbe stata uccisa a Teheran durante gli scontri tra i manifestanti riformisti e le forze di sicurezza. La drammatica notizia è stata riferita dai blogger con il passaparola sul social network “Twitter” e anche da una telefonata alla radio “Epersian” da un manifestante che sta partecipando alle proteste. Nessun organo ufficiale ha ancora confermato l’accaduto.

Intanto giungono al popolo iraniano molti appelli affinché le manifestazioni di oggi, contro il regime, avvengano in modo pacifico, anche se a quanto pare l’augurio non si sta tramutando in realtà. Secondo alcuni testimoni le forze di sicurezza in assetto antisommossa contro “l’onda verde” hanno lanciato gas lacrimogeni, sparato in aria e avrebbero scelto di utilizzare proiettili di vernice per consentire successivamente l’immediata individuazione dei manifestanti.

Sempre secondo il social network “Twitter” ci sarebbero almeno diecimila manifestanti che stanno percorrendo le strade in direzione del carcere di Evin, a Teheran. Carcere diventato un simbolo dell’opposizione in quanto è il luogo in cui sono imprigionati la maggio parte dei detenuti arrestati per fini politici. Secondo i testimoni, l’intera zona è presidiata dalle milizie volontarie basiji e dalle forze di sicurezza.

Si infiamma anche lo scontro comunicativo-mediatico. Infatti se mentre la Cnn riferisce che nelle strade della capitale iraniana “circolano pick-up che diffondono slogan pro-governativi attraverso gli altoparlanti”, i siti riformisti dichiarano che gli hacker sono riusciti a bloccare alcuni siti filogovernativi.

Michele De Chirico