La gioia per il terremoto e le escort, Bertolaso si (ri)dimetta

L’opinione pubblica nostrana ha improvvisamente scoperto che la Protezione Civile non era ciò che, da mesi, il Governo del fare di Berlusconi cerca di far credere che sia.
Eppure è dai giorni immediatamente successivi al terremoto, e, prima, dalla gestione dell’emergenza rifiuti a Napoli, che molti soggetti politici hanno denunciato l’atteggiamento della Protezione Civile nei confronti delle popolazioni terremotate e della ricostruzione, da cui i cittadini sono stati completamente esclusi, venendo prima segregati nelle tendopoli e poi deportati nelle nuova case, riservate a pochi fortunati, completamente estranee al territorio da “ricostruire”.

Per non parlare, poi, dell’intenzione di dar vita alla “Protezione Civile S.p.a.” che gestirà in modo autonomo le ricostruzioni e le emergenze, magari avvalendosi della collaborazione dei tanti loschi figuri che, in queste ore, stanno emergendo dalle indagini della procura di Firenze.
Magari proprio di quel Diego Anemone, potente imprenditore inseritosi negli appalti per la ricostruzione post-terremoto, che forniva a Bertolaso le prestazioni (“una ripassata”, come dice Bertolaso in un’intercettazione) di tale Francesca.

Naturalmente, secondo Berlusconi, tale Francesca sarebbe una fisioterapista che faceva massaggi alla schiena al capo della Protezione Civile.
La scusa della massaggiatrice, ormai, non si usa più nemmeno nei trafiletti inseriti sui giornali; il premier potrebbe almeno fare la fatica di aggiornarsi.

Ma, d’altronde, sa che la reputazione del suo Governo è fortemente legata a Bertolaso, che ha gestito gran parte delle azioni dell’esecutivo negli ultimi due anni, e che non può permettersi un ingigantimento dello scandalo.
Per questo è già partito il fuoco di sbarramento contro i magistrati, “i Pm si vergognino, Bertolaso non si tocca”, e contro chi, fulminato sulla via di Damasco, si è improvvisamente accorto della pericolosità di rendere la Protezione Civile una società per azioni, chiedendo al Governo di ritirare tale norma.

“L’iter non si fermerà. – ha detto il premier – Anche una azienda piccola può fare benissimo i lavori, e li ha fatti benissimo. Non vedo dove sia lo scandalo, non capisco questi pm. Se una persona opera bene al 100% e poi c’è l’1% discutibile, quell’1% deve essere messo da parte. Mi sembra una cosa di buon senso che è difficile non capire”.
Quello che Berlusconi finge di non capire è quel l’1% discutibile è costituito dai massimi vertici della Protezione Civile e dagli imprenditori che, negli ultimi anni, hanno vinto gli appalti più importanti.

Bertolaso, quindi, si (ri)dimetta fino a quando il premier non accetterà le sue dimissioni. Cosa che, tra l’altro, avrebbe dovuto fare da tempo, dall’emergenza monnezza di Napoli, con tonnellate di rifiuti “scomparsi” ritrovati da Legambiente ammassati senza criterio, e dalla gestione del terremoto aquilano, con L’Aquila che nessuno ha voluto ricostruire per favorire la costruzione dei nuovi quartieri, in stile “Milano 2” come voluto da Berlusconi.
Adesso, forse, scopriremo il perché di queste scelte.
E, se proprio insiste a difendere Bertolaso, potrebbe dimettersi anche Berlusconi.