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Le famiglie italiane sono sempre più povere

Istat e Banca d’Italia hanno diffuso i dati relativi alla ricchezza delle famiglie italiane e alla produzione industriale. Come ci si poteva aspettare dopo un periodo di recessione per l’economia, ciò che emerge non è confortante.

L’Istat ha rilevato, infatti, che la produzione industriale nel 2009 è scesa del 17,4 per cento rispetto al 2008, il peggior risultato segnato dal 1991. La Confindustria ha però rassicurato stimando che a gennaio 2010 si è registrato un aumento dello 0,8 per cento della produzione industriale rispetto al mese di dicembre 2009.

La Banca d’Italia ha invece diffuso i dati relativi alla ricchezza delle famiglie italiane e, anche qui, le conclusioni non sono rasserenanti. Infatti nel 2008 il reddito familiare medio è stato di 2.679 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali. Rispetto al reddito medio registrato per il biennio 2006-2008 si è avuta una diminuzione del 4 per cento circa, con l’effetto di diminuire il potere d’acquisto delle famiglie.

Passiamo ora a considerare la ricchezza familiare netta, ossia le proprietà patrimoniali delle famiglie, ottenuta sommando le attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e quelle finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni ed altro), al netto delle passività finanziarie (rappresentati dai debiti, come ad esempio i mutui). Rispetto a questa misura della ricchezza, la Banca d’Italia osserva che essa si aggira attorno ai 153 mila euro per nucleo. Anche la ricchezza familiare netta è diminuita nel biennio 2007-2008 rispetto al 2006 dell’1 per cento.

Vediamo ora più da vicino la distribuzione della ricchezza fra le famiglie. Secondo i dati di Palazzo Koch, il 20 per cento delle famiglie ha un reddito inferiore a 1.281 euro, mentre il 10 per cento superiore a 4.860 euro. E, dato ancora più importante, il 10 per cento delle famiglie detiene quasi il 45 per cento della ricchezza netta delle famiglie italiane, un dato rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni. Cosa significa? Le disuguaglianze sociali in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza in Italia non si sono affatto affievolite e, anzi, continuano ad essere di un certa entità.

Altro dato interessante riguarda il livello di indebitamento delle famiglie: in Italia ben una famiglia su tre risulta essere indebitata, anche se il dato è inferiore a quello registrato negli altri paesi industrializzati, soprattutto per quanto concerne il livello di diffusione dei mutui sulla casa.

Ma chi è stato più toccato dalla diminuzione del reddito? Sono stati più penalizzati i lavoratori autonomi rispetto a quelli dipendenti e gli individui con età inferiore ai 55 anni rispetto a quelli con maggiore età. Particolarmente penalizzata la fascia d’età dai 45 anni in giù.

Insomma, l’immagine che esce da questi dati è quella di una crisi della produzione, confortata in parte dai dati sulla produzione industriale di gennaio, e di un generale aumento della povertà. I nuclei familiari italiani che vivono sotto la soglia di povertà sono il 13,4 per cento.

Elena Meurat