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Manganelli mente ancora: nel 2001 abbiamo difeso Genova

Torna a Genova 9 anni dopo il capo della Polizia Antonio Manganelli, nel 2001 vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza, e non si sottrae alle domande dei cronisti che gli chiedono di tornare a parlare di quei giorni, di quel maledetto 20 luglio quando il sangue di Carlo Giuliani si sparse su Piazza Alimonda.

“Nel 2001, – ha detto – in due giorni di luglio di quell’anno, la città è stata attaccata. Sono stati attaccati i cittadini e le forze dell’ordine. Hanno difeso se stesse e hanno soprattutto difeso la città […] Perché si è data una lettura a senso unico di quel che è accaduto. Ma la realtà è molto più articolata e complessa. Nnel 2001 Genova fu aggredita e da questa parte, dalla parte della forze dell’ordine, c’era chi l’ha difesa […] C’è stata forse, in alcuni casi, una risposta che merita il vaglio della magistratura, che saprà chiarire quali, se ci sono stati, comportamenti che hanno violato il codice penale. Noi aspettiamo con serenità l’esito degli accertamenti. […] Si rischia di far dimenticare che Genova in quei giorni è stata devastata da migliaia e migliaia di persone. Persone che hanno messo paura. Che hanno seminato il terrore. Che hanno fatto guerriglia urbana. Non hanno solo avvelenato l’ordine pubblico: hanno fatto guerriglia”.

Parole che non avrebbero alcun  peso, se fossero pronunciate da un qualsiasi ex funzionario di Polizia presente in quei giorni a Genova.
Purtroppo, però, Antonio Manganelli ne è diventato il capo, della Polizia di questo Paese, beatificato a destra e a sinistra da Berlusconi come dal Partito Democratico.

E allora è doloroso sentire ancora queste farneticazioni, vedere uno Stato che ancora una volta tenta di nascondersi, di insabbiare, di far credere. Il 12 dicembre scorso si è celebrato il quarantesimo anniversario della strage di Stato di Piazza Fontana; passi avanti, a ben guardare, non ne abbiamo fatti.
Perché la storia di Genova di quei giorni è  la storia di centinaia di migliaia di uomini e donne, giovani e meno giovani, scesi in piazza per dire che un altro mondo è possibile, che un altro mondo avrebbe impedito ai soliti noti di lasciare lavoratori, giovani e famiglie in mezzo ad una strada, massacrando ogni giorno il Lavoro, la Scuola e la dignità delle persone.

La storia di Genova 2001 è la storia di dirigenti di polizia, che oggi intascano più soldi di ieri, che mandarono in giro per i carrugi interi reparti che caricarono alla cieca cortei autorizzati e lasciarono che chi doveva mettesse a ferro e fuoco la città.
E’ la storia di una generazione violentata dalle immagini di un ragazzo di vent’anni ucciso con un colpo alla testa e di tutti coloro che sono stati umiliati e massacrati perché nessuno può mettere in discussione la parola dei Grandi.

Genova è una favola orribile che deve essere raccontata ai bambini. Perché quando uno Stato si assolve dai propri crimini, rimane solo la memoria per costruire un domani di giustizia.

Mattia Nesti