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Bertolaso: non c’entro niente. Le reazioni della politica

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Bertolaso, forte del sostegno ricevuto da Berlusconi scagliatosi ieri contro i pm, non ci sta a passare come il “mostro” della Protezione Civile.
“Mi sono state gettate addosso accuse infamanti e drammatiche, si parla di compensi in denaro e anche di favori sessuali: sono cose che assolutamente non esistono. Io non c’entro con questa vicenda, si tratta di un grosso equivoco che, appena avrò la possibilità di confrontarmi con i magistrati, sarò in grado di chiarire”.

In un’intervista al Tg1 ha poi spiegato i motivi che potrebbero aver spinto la magistratura a disegnare uno scenario così lontano dalla realtà.
“Non so – ha detto – se c’è un disegno vero per colpirmi. Tempo fa in una trasmissione ho risposto di sì alla domanda se mi preoccupavo per la mia grande popolarità: poteva accadere che qualcuno potesse mettermi in tasca una bustina di cocaina. Mutatis mutandis, è quello che è accaduto“.

Adesso ci si deve solo aspettare che Milko Pennisi, consigliere comunale di Milano del Popolo delle Libertà e Presidente della Commissione Urbanistica, arrestato ieri sera mentre intascava una tangente di 5mila euro da un imprenditore, accusi i pm di avergli messo i soldi fra le mani.

Si moltiplicano, nel frattempo, le reazioni del mondo della politica all’inchiesta della procura di Firenze.
“Bertolaso – ha detto oggi il segretario del Partito Democratico, dicendosi d’accordo con le parole di Franceschini – non e’ stato condannato, e quindi e’ una questione di sensibilita’ istituzionale“.
Bersani si è poi rivolto al Governo chiedendo che vengano ritirate le norme, approvate a dicembre per decreto, che aprono le porte alla privatizzazione della Protezione Civile.

La maggioranza, intanto, fa quadrato intorno a Bertolaso, anche se Alfredo Matteoli, ministro delle Infrastrutture, ribadendo la “stima” nei confronti del capo della Protezione Civile, ha voluto evidenziare l’inopportunità di una possibile sua nomina a ministro.
L’Italia dei Valori, per bocca di Donadi, ha annunciato una mozione di sfiducia, mentre la Federazione della Sinistra scenderà in piazza, il prossimo 18 febbraio a Roma, con le Brigate di Solidarietà Attiva (organizzate dal Prc nei giorni del terremoto aquilano) e i comitati aquilani per chiedere le dimissioni di Bertolaso e lo stop del processo di privatizzazione della P.C.

“La mattina del 6 Aprile – spiega in un comunicato il “Comitato 3 e 32” – era già diffuso per le strade un falso allarme di sciacallaggio. Così mentre tutti impazzivano in cerca di sciacalli inesistenti, quelli veri si spartivano già il vero bottino nei piani alti. Allo stesso tempo per le strade si dava l’avvio alla disgregazione sociale e al controllo militarizzato. Evacuare la città, blindare il centro, contenere gli ostinati Aquilani che non se ne andavano in campi tenda gestiti come campi profughi in zone di guerra. Porre fine alla democrazia.  Il “sistema Bertolaso” è un pericolo per la democrazia“.

Mattia Nesti