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Calcio, Paolo Ziliani: Ronaldinho? “Passeggia sul campo!”

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L’involuzione del Milan nelle ultime gare è dipesa anche dal pessimo rendimento di Ronaldinho. Il brasiliano aveva trascinato i rossoneri a un passo dall’Inter. Dopo il derby, il crollo: suo e di tutta la squadra. Quasi inevitabile l’esclusione dal Brasile. Le possibilità di vedere l’ex pallone d’oro ai Mondiali sono ormai pochissime. La scelta del ct Dunga trova totalmente d’accordo Paolo Ziliani.

“Ronaldinho – scrive il giornalista sul suo blog – , inteso nel senso di fuoriclasse alla Kakà (Pallone d’Oro 2007), alla Cristiano Ronaldo (Pallone d’Oro 2008, secondo nel 2007, secondo nel 2009), o alla Messi (Pallone d’Oro 2009, terzo nel 2007, secondo nel 2008), quelli che da soli ti fanno vincere perché con loro in campo è come se la squadra giocasse in 12 contro 11, e non in 10 contro 11 come succede spesso al Milan con Dinho che passeggia, è finito nel 2005, proprio con la consegna del “Pallone d’Oro”, trofeo che stravinse con 225 punti davanti a Lampard (148) e Gerrard (142). Già l’anno prima, a riprova di una continuità d’impegno indiscutibile, Ronaldinho era entrato nella terna finendo 3° dietro a Shevchenko (primo grazie a Champions 2003 e titolo 2004 col Milan) e a Deco (secondo): 175, 139 e 133 i punti ottenuti. Furono quelli gli anni fantastici e irripetibili di Dinho; che poi, quasi di colpo, si ripresentò al Camp Nou in versione fantasma, incominciò a giocare da fermo e svaporò. Costringendo un club come il Barcellona, che aveva cercato di tenerlo in organico e di farlo coesistere con un giovane astro nascente come Messi, a disfarsene senza esitazioni, una volta constatati i danni irreparabili prodotti in squadra negli ultimi due anni della felice e poi infelice gestione-Rijkaard”.

Per Ziliani proprio Ronaldinho è uno dei principali problemi del Milan che non va: “Di solito i fuoriclasse sono al servizio di una squadra, e le danno quel qualcosa in più che le consente di vincere; qui invece c’è una squadra che si è messa al servizio del fuoriclasse – che fuoriclasse non è più, mancandogli la componente atletica -, e adesso va a fondo con lui, appesantita da una zavorra impossibile da reggere per le 60 partite e passa di una stagione-tipo. Il Ronaldinho dell’ultimo anno al Paris S.G. e dei primi due anni al Barcellona era di gran lunga il miglior calciatore del mondo: buono atleticamente, eccelso tecnicamente. Il Ronaldinho che stiamo vedendo oggi al Milan – ancora eccelso tecnicamente ma nullo sotto il profilo atletico: quindi non più in grado, se non da fermo, di avvalersi della sua immensa classe – è l’ologramma di se stesso. Un vago e molto impalpabile ricordo del grande giocatore che fu”.

“Martedì 16 – conclude Paolo Ziliani – si gioca Milan-Manchester United, andata degli ottavi di Champions, e può succedere di tutto. Anche che Ronaldinho, con un guizzo dei suoi, decida la partita a favore della squadra di Leonardo. Dinho segnò di testa il gol della vittoria nell’ultimo derby vinto dal Milan (il primo con Mourinho sulla panchina dell’Inter) e, come ricordato, ha firmato il secondo e il terzo gol nel 3-0 in casa della Juventus, non più tardi di un mese fa, il 10 gennaio. Non è quindi la sua classe, che oggi emerge a sprazzi, ad essere in discussione: quel che si discute è la sua continuità, la sua competitività, la sua proponibilità. E tutto, alla fine, si riduce a una domanda: ha ragione Leonardo, che lo considera titolare inamovibile del Milan, lo coccola e lo vezzeggia e addirittura cerca di non sostituirlo mai, se non per disperazione, o hanno ragione Guardiola e Ancelotti e Dunga, che con Ronaldinho non hanno perso tempo prendendo anzi le distanze da lui, non certo per antipatia ma solo pensando al bene di Barcellona, Milan e Brasile?”