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Napoli: scandalo rimborsi a consiglieri “pendolari”

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Si chiude con quattro avvisi di garanzia l’inchiesta della Procura di Napoli sulla questione dei rimborsi chilometrici di alcuni consiglieri chilometrici. Il pm Graziella Arlomede ha ipotizzato i seguenti reati: truffa e falso nei confronti di Enzo Rivellini, del Pdl e da maggio 2009 europarlamentare e Pietro Diodato, sempre del partito di Silvio Berlusconi.Soltanto truffa invece per Luciano Passariello, Pdl, presidente della commissione regionale anticamorra e per Giuseppe Russo del Partito Democratico.

La Procura aveva chiesto anche gli arresti domiciliari per Rivellini, Diodato e Passariello. Tali provvedimenti sono stati però rigettati dal gip Aldo Policastro.

Per Diodato si tratterebe di una somma superiore ai 19 mila euro, erogata grazie anche ad un cambio di residenza fasullo. A Rivellini lo stesso “gioco” avrebbe reso molto di più: 39 mila euro. Al presidente della commissione regionale anticamorra contestati 14 mila euro. Passariello si difende così: «A novembre 2008 ho scritto agli uffici per chiedere che non venisse più corrisposto il rimborso erroneamente versato. Ho già restituito quasi integralmente la somma».
E ancora: «Massima stima per il lavoro dei magistrati, ma nel mio caso, si tratta sicuramente di una erronea ed incompleta trasmissione e lettura della documentazione. Nel 2008, epoca a cui si riferiscono i fatti, comunicai alla Regione Campania il cambio di residenza, che però non fu “registrato”. In seguito, scrivendo all’ufficio Status dei Consiglieri, segnalai l’anomalia e le somme erogate erroneamente, sono state tutte restituite. Ho tutti i documenti che lo testimoniano, che porterò direttamente al magistrato».

Per Russo parla l’avvocato, Marco De Scisciolo: «si è trattato di un disguido amministrativo: ha solo sostituito l’auto rubata con una nuova vettura».

Molto sicuro e tranquillo Pietro Diodato: «In campagna elettorale un avviso non si nega a nessuno ma io non temo niente. Il mio cambio di residenza è di quasi un anno precedente all’approvazione dell’indennità, quella è la casa della mia famiglia».

Valeria Panzeri