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Napolitano: recuperare lo spirito dell’Unità d’Italia

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“Con l’avvicinarsi del 150° anniversario, si vedono emergere, tra loro strettamente connessi, giudizi sommari e pregiudizi volgari sulla formazione dell’Italia come stato unitario”. Con queste parole, il Presidente della Repubblica è intervenenuto a Palazzo Corsini alla conferenza dell’Accademia dei Lincei dedicata al tema “Verso il 150° dell’Italia unita: tra riflessione storica e nuove ragioni di impegno condiviso”.

Napolitano coglie l’occasione per criticare alcune posizioni che vorrebbero l’unità d’Italia come un processo piovuto dall’alto ed estrinseco rispetto al reale sentire della popolazione. Un processo forzato del quale si sentono ancora oggi gli scricchiolii e che non è mai andato di pari passo con la realtà del territorio. L’espressione “una e indivisibile riferita alla Repubblica nella Costituzione – dice il Presidente – non rappresenta una mera frase di rito né una semplice fotografia dell’attuale condizione ma, al contrario, deve intendersi come un autentico vincolo che impegna la classe politica e l’opinione pubblica”.

“C’è chi afferma con disinvoltura che sono state sempre fragili le basi del comune sentire nazionale, pur alimentato nei secoli da profonde radici di cultura e di lingua; e che sempre fragili sono state, comunque, le basi del disegno volto a tradurre elementi riconoscibili di unità culturale in fondamenti di unità politica e statuale. Perfino, c’è chi tratteggia il quadro dell’Italia di oggi in termini di così radicale divisione, da ogni punto di vista, da inficiare irrimediabilmente il progetto unitario che trovò il suo compimento nel 1861. Ecco allora che – avverte il presidente della Repubblica – non deve sottovalutarsi la presa che può avere in diversi strati dell’opinione pubblica questa deriva di vecchi e nuovi luoghi comuni, di umori negativi e di calcoli di parte”.

Napolitano passa poi a illustrare l’elemento che più degli altri determina una spaccatura nella Nazione: il divario tra nord e sud. “Non c’è alternativa al crescere insieme di Nord e Sud essendo storicamente insostenibili e obiettivamente inimmaginabili, nell’Europa e nel mondo d’oggi, prospettive separatiste o indipendentiste”. Napolitano pronuncia anche un fermo”‘no” a ogni “ipotesi di sviluppo autosufficiente di una parte soltanto, fosse anche la più avanzata economicamente, dell’Italia unita. La divaricazione e lo squilibrio tra nord e sud e dunque la condizione reale del Mezzogiorno rappresentano il più grave dei motivi di divisione e di debolezza che hanno insidiato e continuano a insidiare la nostra unità nazionale“.

Le parole del Presidente della Repubblica sono senz’altro animate da un giusto sentire istituzionale e civile, ma non possono cancellare il fatto che le caratteristiche del processo di unificazione italiano portano con sè gravi rischi. Lo Statuto albertino fu una costituzione ottriata, concessa dall’alto e non conquistata, come ad esempio in Francia. Inoltre, prorpio in riferimento al meridione, l’Unità d’Italia è stata vissuta dalle genti del sud come un processo annessionistico ad opera del Regno sabaudo. Prova ne sono, la rivolta di Masaniello (antecedente all’Unità, ma sintomo di una riserva culturale ad accogliere poteri esterni) e il brigantaggio.

Ferma restando la necessità e la puntualità dell’intervento di Napolitano, probabilmente si sarebbe dovuto parlare, in merito all’Unità d’Italia, più di un processo ancora in fieri che non di un assunto da riconquistare. Un obiettivo da raggiungere e ancora vivo e non una conquista di cui recuperare i valori.

Simone Cruso