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Per Fiat un accordo in Russia

Se in mancanza degli incentivi al settore automobilistico per il mercato italiano dell’auto non si prevedono buoni risultati per i prossimo anno, la Fiat potrà almeno guardare alla Russia.
Ieri la Fiat ha sottoscritto una joint venture con Sollers, del gruppo Severstal. Secondo l’accordo, firmato presso lo stabilimento di Nabiriezhni Celni, mille chilometri a est di Mosca, i finanziamenti russi e la tecnologia italiana permetteranno al gruppo torinese di espandersi nel mercato russo: la Fiat punta infatti a produrre fino a 500 mila veicoli entro l’anno 2016. Tutto questo senza mettere mano alle finanze italiane, infatti la Sollers è un partner già acquisito nel 2005 per la distribuzione delle vetture Fiat sul mercato russo. Ora si mettono a disposizione impianti per l’assemblaggio. La capacità produttiva di Nabiriezhni Celni sarà potenziata per la produzione di nuovi veicoli e sarà costruito un parco tecnologico per la fabbricazione di componenti. Inoltre, la Banca Statale Russa finanzierà l’operazione con 2,4 miliardi di euro. La società di Mirafiori ha sottolineato che l’accordo è stato siglato anche grazie alle buone relazioni del governo italiano con quello di Mosca.
In Russia saranno commercializzati nove modelli di auto Fiat. Secondo l’amministratore delegato Sergio Marchionne, Fiat ha tutti i requisiti per competere e giocare sul mercato russo. Le previsioni di vendita per i prossimi dieci anni, infatti, sono nell’ordine dei 4 milioni di vetture, in crescita rispetto ai dati degli anni passati, quando il mercato dell’auto aveva subito un pesante tracollo.
Novità anche sul fronte del mercato statunitense. Marchionne, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato che la Fiat 500 esordirà negli Stati Uniti e in Canada in prossimo dicembre.
Rispetto a Termini Imerese, invece, Marchionne ha dichiarato che “stiamo facendo il possibile” e che “siamo alla ricerca di una soluzione”. Ieri ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, per confermare la disponibilità dell’azienda a trovare una soluzione industriale per lo stabilimento siciliano.

Elena Meurat