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Yemen: cessate il fuoco con i ribelli del nord

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Dopo cinque anni di guerra tra il governo yemenita e i ribelli musulmani shiiti del nord del Paese, da oggi inizia il cessate il fuoco, come annunciato in un comunicato ufficiale all’agenzia di stampa nazionale.

Le condizioni per il cessate il fuoco, annunciato dopo un incontro tra il presidente Ali Abdullah Saleh e il governo, includono numerose concessioni, come lo sminamento delle zone minate, la restituzione delle apparecchiature militari confiscate e il ritiro da tutti i distretti della provincia di Saada.

“Il cessate il fuoco”, si legge nel comunicato ufficiale, “serve per evitare spargimenti di sangue e portare la pace nella regione ed è condizionato all’impegno degli insorgenti di migliorare le condizioni della regione.”

L’Arabia Saudita era entrata nel conflitto  lo scorso novembre, dopo che i ribelli, che accusano la monarchia di aver aiutato lo Yemen contro la loro causa, hanno fatto una serie di attacchi oltre il confine. Quasi venti giorni fa è arrivato il cessate il fuoco e la conseguente dichiarazione di vittoria da parte dell’Arabia Saudita.

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha dichiarato che sia le forze armate yemenite, sia i ribelli shiiti si sono macchiati di crimini di guerra e che il conflitto contro i ribelli Houthi, iniziato nel 2004, ha causato la morte di centinaia di persone, ha reso necessaria la rilocazione di quasi 250.000 abitanti e ha messo in ginocchio le forze armate dello Yemen.

La pace tra i ribelli e il governo è sempre stata tenue e già in passato il governo aveva tentato di terminare il conflitto, ma i ribelli non hanno mai accettato i termini di resa. Ora, invece, sono stati gli stessi shiiti a far sapere di essere disponibili ad un cessate il fuoco, purché l’esercito cessi per primo gli attacchi.

Speriamo che la zona, martoriata dai colpi di artiglieria e dalle mine, possa tornare ad essere veramente pacifica e che il conflitto diventi solo un amaro e triste ricordo.

Il governo yemenita è comunque sotto pressione da parte dell’occidente, e in particolare da Washington, affinché aumenti i suoi sforzi atti a smantellare i campi di addestramento di al-Qaeda presenti sul proprio territorio, campi dai quali è uscito il terrorista nigeriano protagonista del fallito attentato lo scorso 25 dicembre.

Sebastiano Destri

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