Annozero. Beltrandi, Santoro allergico alle regole

Non si placa la polemica legata alla decisione, presa a maggioranza dalla commissione di Vigilanza della Rai, di rivedere le norme della parcondicio, nei 30 giorni precedenti le elezioni regionali del prossimo 28 e 29 marzo, per i programmi di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta.
Intervistato da “Il Giornale” è tornato a parlare anche Marco Beltrandi, esponente radicale promotore in commissione del contestato regolamento.

“Si figuri – ha spiegato – se i Radicali vogliono chiudere certe trasmissioni. Ma neanche per sogno. Ho il sospetto che certi giornalisti invochino il bavaglio perché non sono all’altezza; […] le trasmissioni di approfondimento come Annozero eccetera non devono chiudere, ma anzi possono scegliere tra varie ipotesi: ospitare tribune politiche o fare essi stessi da tribune politiche“.
“(Santoro, Vespa, Floris, ndr) li voglio vedere – ha aggiunto polemicamente – fare i confronti un po’ all’americana tra candidati. È troppo comodo fare tutto quello che si vuole, senza regole, invitando sempre le stesse persone. C’è qualcuno che non vuole rinunciare al proprio arbitrio assoluto, assoluto ripeto, perché ha paura di non essere all’altezza”.

Una spiegazione del provvedimento votato dalla commissione che è ben diverso dalle indiscrezioni trapelate due giorni fa, secondo le quali programmi come Annozero si sarebbero dovuti far sostituire dalle tribune elettorali, le trasmissioni meno seguite del panorama televisivo, e andare in onda in altre fasce orarie.
Anzi, a ben vedere, l’idea di garantire, all’interno delle trasmissioni di approfondimento che continueranno a svolgere il loro lavoro di indagine (vedi inchieste di Annozero), una regolamentazione degli spazi riservati agli esponenti delle diverse forze politiche è quanto di più democratico possa essere deciso e, anzi, dovrebbe valere 365 giorni l’anno all’interno del servizio pubblico.

Anche perché, come ricorda Beltrandi, la presenza dei vari partiti può essere garantita a rotazione e, soprattutto, riguarda solo le “formazioni politiche presenti in almeno il 25% del territorio interessato dalla consultazione”. Non più di 10 soggetti politici, quindi.

Si ha l’impressione, ad osservare bene la situazione, che lo scandalo del Partito Democratico, disposto negli ultimi tempi ad ingoiare norme veramente anti-democratiche, sia legato solo alla paura che possano essere amplificate sui media le parole e le proposte di altre forze politiche disposte a contestare la scarsa opposizione dei democratici e l’intero sistema bipolare.
E, non a caso, proprio il Partito Democratico ha voluto far approvare una norma, questa sì liberticida e antidemocratica, che vorrebbe escludere dalla par condicio tutti i soggetti politici che non sono presenti in Parlamento.
Come a dire che chi ha fallito alle elezioni del 2008 non ha diritto di parola fino al 2013.

Dov’è, ora, la censura?