Home Cultura Berlino applaude Polanski, ma lui non c’è

Berlino applaude Polanski, ma lui non c’è

Grande assente di questa sessantesima edizione del Festival di Berlino è Roman Polanski, agli arresti domiciliari, il cui film The Ghostwriter è stato proiettato ieri, applaudito con entusiasmo dal pubblico e dalla stampa.

Molti si sono chiesti perché non sia stata concessa alla pellicola l’apertura-inaugurazione della berlinale, ma si tratta evidentemente di una scelta displomatica, vista la delicata situazione in cui si trova il regista in questo momento.

Non voglio commentare la situazione di Polanski, non è la sede né il momento giusto. Ma non avere Roman qui, in mezzo a noi, mi sembra assurdo, triste” – ha commentato lo scrittore Robert Harris, autore del libro The Ghostwriter, da cui è tratto il film.

La storia racconta di un ghostwriter inglese, interpretato da Ewan McGregror, assunto per completare le memorie dell’ex primo ministro britannico Adam Lang, dopo la morte, liquidata come suicidio, dell’assistente storico del politico. Per riassumere l’intensa vita del politico, sarà trasferito in un’isola dove avrà a che fare con un mondo immaginario e senza senso, e il suo lavoro di ricerca si tingerà di giallo.

“Gli applausi sono soprattutto per lui, che sul set non solo ha plasmato le nostre interpretazioni, ma si è occupato di ogni dettaglio, instancabile. Sa quello che vuole e, malgrado i modi bruschi con cui a volte può mortificare l’ego di un attore, non c’è niente di personale, lo amo, è come una madre che ti affligge con consigli e rimproveri ma in genere ha ragione– ha dichiarato l’attore protagonista a proposito del regista.

Il fantasma di questa edizione quindi è proprio lui; ricordato dagli altri interpreti Olivia Williams e Pierce Brosnan (che interpreta Lang), il quale ha ricordato il primo incontro con Polanski: “Gli ho chiesto se dovevo imitare Tony Blair. No, mi ha risposto e mi ha liberato di un peso. Ma Lang è comunque un premier britannico ed è coinvolto con la guerra in Iraq e dunque ho visto interviste e immagini di Blair per carpire la sua “interpretazione” da uomo di potere. Roman mi ha assecondato, imponendo comunque il suo stile. Lavorare con lui è stata un’esperienza fantastica”.

Dopo le riprese in Germania ad aprile dello scorso anno, il regista, in seguito all’arresto a fine settembre, ha continuato a lavorare alla fase di montaggio dal carcere, attraverso l’avvocato che scambiava le informazioni tra Polanski e i collaboratori.  “L’uomo nell’ombra (questo il titolo italiano) – dice lo scrittore Harris – colpisce per la sua adesione all’attualità. Colpisce anche me, perché quando ho cominciato a lavorare all’idea, Blair era solo malvisto da una parte dell’opinione pubblica contraria alla guerra, le accuse di aver mentito agli inglesi sulle armi di Saddam e sulla complicità con i crimini della Cia sono uscite dopo. Così come non potevo prevedere la similitudine tra la condizione di Roman e il personaggio di Lang, costretto a restare in America o in altri paesi per evitare l’estradizione a Londra dove sarebbe stato arrestato.”


Claudia Fiume