Il futuro sta nello sviluppo sostenibile

Dall’inizio della crisi economica degli ultimi anni si sente sempre più parlare della necessità di avviare una forma di sviluppo sostenibile. È quanto sostiene anche un’indagine realizzata dell’Economist Intelligence Unit e coordinata da Aviva Freudman, presentata nel corso del Sustainability Day organizzato a Roma dall’Enel, alla presenza di Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel ed esperti a livello internazionale. La  ricerca, dal titolo “Managing for Sustainibility” considera le performance economiche delle aziende con un modello di sviluppo sostenibile.

Il campione dell’indagine, composto da 200 casi, è stato costruito riunendo manager ed esperti provenienti da tutto il mondo.

Ciò che emerge dalla ricerca è l’importanza della sostenibilità come via imprescindibile per uscire dalla crisi economica, sostenibilità che è stata definita come “definitivamente strategica”. Ma cosa si intende per sostenibilità? Si intende l’integrazione nei piani industriali di alcuni principi base, attraverso, ad esempio, l’introduzione di codici di comportamento ambientale, la capacità di ascolto delle esigenze dei consumatori per poter rispondere prontamente alle loro esigenze, ma anche la capacità di coinvolgere i giovani nelle scelte aziendali e di saper coinvolgere i dipendenti in queste scelte. Si ritiene che tutto questo sia alla base della crescita delle imprese e che, se posto come obiettivo, potrebbe entrare a far parte dei criteri di determinazione delle retribuzioni dei dirigenti.

Vediamo alcuni dei risultati fondamentali della ricerca.

In primo luogo è emerso che vi sono diversi modi in cui la sostenibilità viene implementata all’interno delle aziende. Il 29 per cento dei manager la integra nella supply chain, il 38 per cento realizza piani di efficienza energetica, il 32 per cento educa i dipendenti alla sostenibilità mentre il 30 per cento li coinvolge in attività legate alla sostenibilità.

Il 51 per cento degli intervistati ha un codice etico di sostenibilità mentre il 50 promuove la protezione ambientale: questo porta sia alla commercializzazione di prodotti sostenibili, ma contribuisce anche a migliorare l’immagine dell’azienda.  Il 56 per cento dei manager intervistati ha comunque dichiarato che la motivazione prioritaria per rendere sostenibile la propria azienda è di natura etica, non correlata dunque alla performance. Il 34 per cento, però, individua nei risultati delle aziende l’ostacolo più grande alla realizzazione di piani di sostenibilità, in quanto la performance rimane comunque un elemento prioritario nelle strategie di gestione.

Ciò che è più importante sottolineare è che sta cambiando profondamente la cultura della gestione delle aziende. Infatti l’87 per cento dei manager intervistati sostiene che la sostenibilità diventerà sempre più importante nei prossimi tre anni. Fra di loro, il 47 per cento si dichiara profondamente d’accordo con questa affermazione. Rispetto alla correlazione fra performance finanziaria, il 24 per cento ritiene che ci sia una forte relazione a breve termine, mentre il 69 per cento la ritrova a lungo termine.

E.M.