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Omosessualità nella Premier League. Tabù ancora difficile da sfatare

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John Terry in azione

E’ di oggi la notizia che nessun giocatore della Premier League è disposto a comparire nella campagna contro i pregiudizi dei confronti dei gay. Solo qualche settimana fa Gareth Thomas, storico capitano della nazionale gallese di rugby ha dichiarato di essere gay, con un outing liberatorio, che tuttavia non aveva minimamente scalfito l’affetto dei suoi tifosi

A quanto sembra nessun giocatore ha voluto aderire alla campagna pubblica contro omofobia e la discriminazione dei gay. Belli, ricchi e famosi,per loro, così come per molti altri al di fuori del mondo dello sport, l’omosessualità rimane ancora un tabù difficile da sfatare. La paura di perdere la “faccia” o i lauti compensi degli sponsor, la vergogna e la timidezza nell’affrontare un tema così delicato ha fatto declinare l’invito da parte dei giocatori della Premier League.

L’idea della campagna nasce dall’ Associazione dei calciatori professionisti, ovvero chiamare i numeri uno della Premier League e coinvolgerli in una campagna televisiva contro il pregiudizio nei confronti dei gay.

In soldoni: venite in video, parlate e comunicate un messaggio chiaro. Insomma metteteci la faccia.

Il risultato è stato, come detto, desolante. Nessuna adesione. Chi non si è fatto trovare. Chi se l’è data a gambe e chi si è nascosto dietro una dichiarazione del procuratore. Il motivo è presto spiegato, i campioni del calcio inglese reputano che un impegno solare sull’omofobia sia lesivo dell’onore, dell’immagine, della reputazione, dei plurimilionarii contratti pubblicitari (gli stessi che in questi giorni sta vedendo sfumare l’ormai ex capitano della nazionale inglese John Terry per aver tradito la moglie con la donna di un ex compagno).

L’Associazione ha deciso, così, di rimediare  con un spot generico, senza celebrità di supporto.

In conclusione, forse il calcio deve davvero imparare molto dal rugby, che come si dice in Inghilterra, è una competizione per chi ha muscoli d’acciaio e anima da gentiluomo al contrario del football che è una competizione per chi ha muscoli d’acciaio ma anima da “bestie”.

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