Borrelli: nuova Tangentopoli. Fini: episodio isolato

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato oggi a parlare della situazione politica del nostro Paese, commentando anche le recenti vicende milanesi che hanno visto Milko Pennisi, consigliere comunale del Popolo delle Libertà e presidente della commissione urbanistica, arrestato mentre intascava una tangente da un imprenditore.
“Oggi chi ruba . ha detto, intervenendo all’Università romana Luiss – non ruba per la politica o per un partito, ma ruba perche’ e’ ladro, un volgare lestofante”.

Il giudice preliminare Simone Luerti, intanto, ha convalidato questa mattina l’arresto di Pennisi, che rimane recluso a San Vittore.
Pennisi ha poi spiegato, nel corso dell’interrogatorio, il suo atteggiamento a fronte del tentativo di corruzione da parte dell’imprenditore che gli ha consegnato la tangente incrimanata. “Io lo ringraziai – ha detto – pensando sia al fatto che la politica ha dei costi e che si andava incontro ad una campagna elettorale, sia al fatto che non era comunque giusto che una pratica edilizia rimanesse pendente per così tanto tempo. Dopo questo incontro ho fissato la commissione in cui è stata trattata la pratica con parere favorevole, perchè aveva tutti i requisiti a posto”.

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha intanto parlato oggi per condannare l’accaduto, ribadendo che non esiste alcun “sistema” dietro al singolo episodio di corruzione che ha coinvolto Pennisi.
“L’episodio – ha detto – che ha coinvolto il consigliere è un fatto estremamente grave. Grave perchè tradisce il mandato che i cittadini hanno assegnato a questa assemblea […] Milano è una grande città e non accetta di essere identificata con modelli negativi che abbiamo visto in questi giorni. Alla luce di questo, chiedo con forza al consiglio comunale di proseguire il dibattito sul Pgt (Piano di governo del territorio, ndr)”.

Stigmatizza quanto successo anche Umberto Bossi, intervenuto a Pavia per inaugurare una sede della Lega Nord.
“Farsi portare i soldi davanti al comune – ha spiegato ai cronisti – mi sembra una cosa esagerata. E’ stata una pirlaggine“.

Di diverso avviso Francesco Borrelli, il magistrato protagonista, 18 anni fa, delle prima inchieste che portarono allo scoppio di “Mani Pulite”.
“Negli episodi di corruzione, – ha detto in un’intervista a “Repubblica” – ieri come oggi, non esistono casi di politici o pubblici funzionari che agiscono una tantum. Quando un politico o un funzionario si rende conto che quel meccanismo di corruzione funziona, non lo ferma nessuno. […] Il mondo politico non ha voluto stroncare la corruzione, sono i pm che sono costretti a intervenire”.