Dall’Economist dieci domande alla sinistra (per battere Berlusconi)

L’Economist, settimanale liberista inglese che ha fatto della lotta contro Berlusconi una delle sue battaglie principali, ha scritto le sue dieci domande, come già fatto mesi fa da Repubblica, questa volta rivolte però alla sinistra italiana, vista in crisi e priva della capacità di battere la destra del premier.
Ecco i dieci quesiti:

1) Quali sono i vostri principali valori politici al di là dell’antiberlusconismo?
2) Perché quando avete avuto l’opportunità di governare non avete regolamentato il conflitto d’interessi?
3) Che visione avete della società italiana del futuro e per quale tipo di giustizia sociale vi schierate?
4) Quale è la vostra visione della globalizzazione e come vedete l’Italia in essa?
5) Come pensate di aumentare le possibilità a disposizione dei giovani e che risposta date alla lettera di Pierluigi Celli che invitava il figlio a lasciare l’Italia?
6) Sarete in grado di apportare serie riforme alla classe politica in termini di numero dei parlamentari, immunità legali, costi della politica?
7) E’ possibile che l’inesistenza di un governo ombra comunichi agli elettori l’assenza di un governo alternativo e quindi la non presenza di un’opposizione ufficiale in Italia?
8) Perché non c’è un reale interesse e capacità nell’usare i nuovi media?
9) Se aveste un miliardo di euro di risorse extra, come le utilizzereste?

10) Avete un Obama capace di sfidare Berlusconi in carisma e popolarità ma al tempo stesso di creare una visione un sogno per gli elettori che dovrebbero votarvi?

Certamente avere un Obama, Nobel per la Pace che invia 30mila nuovi soldati in Afghanistan e non ferma i golpe militari in Sudamerica, non è la più urgente priorità della sinistra italiana, ma sarebbe interessante che i massimi esponenti della classe dirigente dell’opposizione si prendessero l’impegno di spiegare la propria incapacità ad appropriarsi dell’enorme potenzialità dei nuovi media e del web.
Anche perché, in un periodo in cui tornano in voga le “alleanze contro” (ad esempio quella di Di Pietro con De Luca in Campania “contro i Casalesi”, come se la camorra non governasse la regione da anni), sarebbe quantomai fondamentale che la sinistra stabilisse “a quale giustizia sociale ambisce”.
Perlomeno se interessata a costruire davvero un’alternativa a Berlusconi.