Il padre di Nodan Kumaritashvili svela che il figlio temeva la curva dell’incidente mortale

L’incidente mortale occorso all’atleta georgiano Nodar Kumaritashvili ha portato con sé, oltre al cordoglio per la prematura scomparsa del giovane sportivo, una coda di polemiche legate alla sicurezza della pista olimpica. Dopo che la FIL (Federazione Internazionale di Slittino) ha imputato la responsabilità dell’incidente unicamente ad un errore umano ed all’inesperienza del georgiano, senza spiegare come mai i pali contro cui Kumaritashvili ha sbattuto mortalmente non erano adeguatamente coperti con protezioni mobili (come già riportato da Newnotizie), il padre della vittima, David, ha deciso di raccontare la propria verità.

Il genitore, ex specialista dello slittino, ha attaccato gli organizzatori della competizione olimpica ed il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) replicando che “Lui [il figlio, ndr] gareggiava da quando aveva quattordici anni, aveva esperienze su piste francesi, austriache, canadesi, non si era mai fatto maleHa superato tutte le prove di coppa del mondo e si è qualificato per le Olimpiadi, non avrebbe potuto farlo se non avesse avuto esperienza”. E ancora: “Tutti gli atleti possono commettere errori, rompersi una gamba o subire qualche altro tipo di infortunio. Ma non si può morire”.

Infine David fornisce ai giornalisti alcuni tristi dettagli a riguardo dei colloqui avuti col figlio prima dell’evento fatale. Al consiglio paterno di iniziare la gara lentamente, il giovane atleta aveva replicato: “Ma cosa dici? Sono venuto qui per provare a vincere…o vinco o muoio”. Ma ha poi anche aggiunto che riteneva la pista eccessivamente pericolosa e che c’era una curva che temeva in modo speciale.

Intanto continuano anche le polemiche circa il comportamento del CIO che non ha rinunciato ad una cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici in pompa magna. La concitazione e l’allegria che regnavano all’inaugurazione stonavano non poco con la costernazione degli atleti georgiani che hanno sfilato con la bandiera a mezz’asta.

Valeria Panzeri