Maroni sugli scontri a Milano: non serve la forza ma una nuova integrazione

Nel carosello variegato dei commenti seguiti agli scontri di sabato sera tra cittadini egiziani e sudamericani in via Padova, a Milano, l’ultimo contributo arriva dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

“In via Padova – ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera – bisogna abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile. Non siamo davanti a un campo nomadi abusivo. Non serve un’azione di forza, la parola rastrellamenti non la voglio sentire: qui c’è da gestire un problema sociale. Io faccio il ministro dell’Interno e voglio lasciare da parte le esasperazioni dettate a caldo”.

Nell’analisi di Maroni la guerriglia di Milano non presenta assonanze con gli scontri nelle banlieu di Parigi o con quelli avvenuti a Rosarno. “Gli incidenti di sabato – ha spiegato – hanno avuto un pretesto banale degenerato in violenza collettiva. Ma non era una rivolta contro lo Stato. Certi sintomi di Rosarno li ho avvertiti due anni fa, nella stessa zona, quando l’assassinio di un giovane di colore da parte di italiani portò in strada migliaia di immigrati. Ecco, allora ho pensato alle banlieue francesi”.

E per scongiurare il rischio montante di ulteriori insofferenze etniche, il ministro propone una ricetta di nuova integrazione. “È importante evitare – ha detto Maroni – che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, una sorta di territorio separato, di zona franca. Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere”.

Non solo: “Dobbiamo definire le condizioni – ha continuato il responsabile della Difesa –  perché un extracomunitario regolare possa integrarsi davvero. In strada, l’altra sera in via Padova, c’erano tanti immigrati regolari; a Milano molti di loro sono diventati imprenditori eppure vivono ancora in una condizione di estraneità”.

“Dobbiamo pensare – ha precisato il ministro leghista – che oltre al permesso di soggiorno, al lavoro, alla casa, ci sono altre condizioni che oggi mancano perché un’integrazione possa dirsi riuscita“.  Parole di accoglienza, dunque, che non sempre hanno trovato riscontro nelle severe esternazioni di molti colleghi del ministro, impegnati a rimarcare l’importanza del mantenimento delle proprie radici e a tutelare i territori da quelle che vengono percepite come presenze “estranee” e indesiderate.

E sulle parole del segretario democratico, Pier Luigi Bersani, che ha attribuito ogni responsabilità dell’incidente di via Padova al governo di centrodestra: “Sarebbe facile rispondere a Bersani – ha ricordato Maroni nelle colonne del quotidiano milanese – che nel 2008 gli sbarchi a Lampedusa erano 7.000 e nel 2009 li abbiamo ridotti a 3.000. Potrei anche ripetere quel che ha detto il ministro Gelmini: siamo arrivati a questo – ha continuato il ministro leghista – grazie al lassismo e al buonismo della sinistra. Ma vorrei evitare il rimpallo delle colpe. Una classe politica – ha concluso – non deve usare miseramente questi temi per una campagna elettorale”.

Maria Saporito