Milano, confermato arresto del consigliere Pennisi

È stato convalidato l’arresto di Milko Pennisi. Il consigliere comunale di Milano era stato arrestato in fragranza di reato mentre intascava una mazzetta di 5mila euro per degli appalti del capoluogo lombardo.

Sembra dunque che la città meneghina debba essere al centro delle cronache in questi giorni che si rivelano non proprio rosei per l’Amminstrazione Moratti. Oggi il gip di Milano Simone Luerti ha confermato il reato di concussione e il fermo dell’indagato per il timore che possa inquinare le prove.

Durante un primo interrogatorio Pennisi ha confermato di aver intascato i 5mila euro ma ha negato di averli richiesti per sveltire  la pratica che doveva sbloccare la costruzione di un immobile alla Bovisa. Si tratterebbe dunque di un’offerta spontanea fatta dall’imprenditore Mario Basso lo stesso che ha denunciato il consigliere.

Le banconote oggetto della tangente erano state preventivamente segnate dalle forze dell’ordine. Durante l’interrogatorio Pennisi ha dato delle versioni discordanti su dove avesse nascosto il danaro. Il ritrovamento delle banconote, ognuna da 500 euro, è avvenuto nella libreria Hoepli di Milano.

Pennisi infatti si era recato, subito dopo aver ricevuto la tangente, in libreria con un volantino e un pacchetto di sigarette all’interno del quale aveva nascosto le banconote. Spesa una di esse per l’acquisto di alcuni libri del valore complessivo di 80 euro ha nascosto le altre all’interno del bagno dell’esercizio commerciale. Una volta arrestato Pennisi non sapeva del ritrovamento delle stesse da parte di un dipendente della libreria. Il tutto l’ha fatto proseguire in versioni discordanti della storia fino a quando è stato messo con le spalle al muro.

Dicevamo che la conferma del fermo è avvenuta per il timore di inquinare le prove. Ecco alcuni passi del Gip che confermano la tesi: “L’insieme delle circostanze evidenziate – afferma il gip – rivela piuttosto la necessità di proseguire le indagini in condizioni di assoluta genuinità per l’acquisizione di prove documentali ed eventualmente dichiarative, che l’atteggiamento ambivalente dell’indagato mette obiettivamente in pericolo”.

“L’iniziativa illecita intrapresa e coltivata– continua Luerti–  per alcuni mesi, non senza una furbesca programmazione, unitamente alla posizione strategica in seno al consiglio comunale e agli altri uffici amministrativi del Comune, costituiscono terreno fertile di una possibile reiterazione della condotta”
Antonio Borzì