Sesso e tradimenti invadono Berlino con “Cosa voglio di più”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:24

Un’inedita Alba Rohrwacher, nuda davanti alla macchina da presa, ricoperta solo di un velo di trucco e qualche chilo in più, è protagonista di Cosa voglio di più, (titolo ispirato al verso della canzone di Lucio Battisti) l’ultimo film di Silvio Soldini – regista di Pane e tulipani e Giorni e nuvole – presentato fuori concorso alla Berlinale.

E’ la storia di Anna e Domenico (interpretato da Pierfrancesco Favino), che vivono un’attrazione fatale l’uno per l’altra e che li condurrà a percorrere la strada del tradimento, visto che entrambi hanno un compagno/a che li aspetta. Gli incontri tra i due sono intensi e naturali, girati senza ellissi e interruzioni, le riprese sono dirette.

“Mi piace che ogni film mi proponga una sfida diversa – racconta Soldini – stavolta ho sentito di aver raggiunto la serenità per raccontare la sessualità, non con sguardo voyeuristico, ma con naturalezza e con la volontà di descrivere l’intimità tra due persone e il modo con cui gradualmente cambia”.

“Spesso nei film – continua il regista – le scene d’amore non si provano per ritardare il più possibile l’inevitabile imbarazzo. Poi, però, si arriva al momento del ciak senza sapere esattamente che cosa dovrebbe accadere e i risultati sono deludenti. Io ho avuto la fortuna di lavorare con due attori molto collaborativi, abbiamo scelto di fare delle prove e poi di girare in piano sequenza, senza interruzioni. Certo, nella stanza eravamo in pochissimi, ho fatto da solo perfino i carrelli”.

Per la Rohrwacher non si è trattato di scene imbarazzanti e di cui aver paura, secondo l’attrice era più difficile riuscire a mostrare il senso di colpa nei confronti del contesto familiare che la circondava. “Sia Anna che Domenico – dice Soldini – appartengono a un contesto familiare imbevuto di tradizione“.

“Della vicenda – prosegue Favino – mi ha attratto il fatto che l’appartenenza a una certa classe sociale implichi la rinuncia alla passione. Come se certe pulsioni fossero solo di altri, dei vip che si vedono sulle riviste dal parrucchiere, come se, nelle vite delle persone oppresse dai problemi del quotidiano, l’attrazione fosse un lusso. Se non te la puoi permettere economicamente, non puoi neanche concedertela emotivamente”.

Il film, presentato a fianco di Mine vaganti di Ferzan Ozpeteck, non è in concorso al Festival di Berlino, che risulta comunque una vetrina importante per poter distribuire la pellicola anche all’estero.

Claudia Fiume