Su Facebook il mostro del Circeo è già Vip

Su Facebook il mostro del Circeo Angelo Izzo, romano ed ex ‘pariolino’, estremista di destra condannato due volte all’ergastolo, ha una sua pagina alla quale ci si può iscrivere come “fan”.  Izzo è un vip del social network a tutti gli effetti. Al detenuto nel carcere di Velletri (Rm) non è possibile chiedere l’amicizia, ma solo diventare suo sostenitore. In realtà la pagina, che ha circa 50 fans, pullula di insulti e maldicenza ai danni del mostro.

Studente di medicina – si legge – insieme ad un paio di amici, nel 1974, aveva violentato due ragazzine ed era stato condannato a soli due anni e mezzo di reclusione che comunque non scontò nemmeno in parte essendogli stata concessa la sospensione condizionale della pena”. Queste le sole informazioni personali che la pagina mostra, che non accennano a tutte le efferatezze di Izzo, ma solo al suo stupro di gruppo.

Nelle foto vi sono immagini che mostrano una donna violentata con una chiara didascalia: “Vergognati, vergognati, vergognati…”. In altre immagini Izzo è posizionato davanti ad un plotone di fucilazione, mentre un’altra mostra un condannato a morte su una sedia elettrica.

Il maniaco e killer Izzo a metà degli anni Settanta in una villetta del Circeo, insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira, stuprò ed ammazzò Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti che si salvò fingendosi morta all’interno del bagagliaio dove era stata chiusa. Altrettanto spesso ha anche cercato di evadere, con alterni risultati. Nel 1977 fallisce un tentativo di evadere dal carcere di Latina, facendosi scudo del maresciallo delle guardie di custodia. Nel gennaio 1986, nel supercarcere di Paliano, viene scoperto un altro piano di fuga attribuito a lui. Il 25 agosto 1993 riesce ad allontanarsi dal carcere di Alessandria, durante un permesso, ma viene arrestato a Parigi a metà settembre, armato di una rivoltella con dieci milioni in contanti ed estradato in Italia. Nel 1995, mentre era nel carcere di Prato, confessa un omicidio, mai scoperto, che sarebbe avvenuto nel 1975. La vittima era un malavitoso che si sarebbe impadronito del bottino di una rapina compiuta da un gruppetto di estremisti di destra.

Nel 2005, in semi libertà a Campobasso, tornò nuovamente a delinquere e ad uccidere: sempre in una villetta di Ferrazzano pose fine alle vite di  Maria Carmela e Valentina Maiorano, madre e figlia, e seppellì i loro corpi martoriati nel giardino della casa.

PB