Iran: verso la dittatura militare?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:53

Giovedì scorso il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, mentre si riferiva ad un gruppo di studenti sauditi in un college femminile a Jeddah, in Arabia Saudita, ha elencato una serie di violazioni iraniane che mostrano chiaramente che l’obiettivo della Repubblica Islamica è l’ottenimento di armamento nucleare.

“Chiunque con cui io abbia parlato nel Golfo,” ha commentato la Clinton, “inclusi i leader di questo Paese e altri leader della regione, hanno espresso grave preoccupazione a riguardo delle intenzioni dell’Iran, attualmente il più grande sostenitore del terrorismo.”

Secondo l’ex First Lady, in visita in medio oriente, l’Iran si starebbe avviando verso una dittatura militare e le sanzioni internazionali dovrebbero avere come obiettivo la Guardia Rivoluzionaria iraniana, che – sempre secondo la donna – sta lentamente, ma inesorabilmente, soppiantando il controllo del governo.

Durante un discorso tenuto agli studenti della Carnegie Mellon University in Qatar, Hillary Clinton ha espresso la sua preoccupazione riguardo la situazione iraniana, citando l’importanza che il mondo intero e soprattutto i vicini Paesi arabi, siano compatti nella scelta delle sanzioni da applicare all’Iran.

“Abbiamo intenzione di unire la comunità mondiale in modo da far pressione all’Iran attraverso sanzioni dell’ONU che saranno mirate, in particolare, alle aziende controllate dalla Guardia Rivoluzionaria che noi crediamo sia, in effetti, in procinto di soppiantare il governo dell’Iran”.

Parole dirette che non lasciano dubbi e che non sono ovviamente piaciute al governo di Teheran, che ha risposto in modo nettamente sarcastico con un commento proprio del presidente Mahmoud Ahmedinejad che, in un’intervista alla TV di stato, ha definito le parole del Segretario di Stato americano “non sagge”, facendo poi notare che gli USA hanno un budget militare 80 volte superiore a quello dell’Iran.

“Non prendiamo seriamente i suoi commenti”, ha detto Ahmadinejad, “l’intera popolazione iraniana di più di 70 milioni
di abitanti proteggerà l’indipendenza del Paese e la Rivoluzione Islamica. Gli Stati Uniti hanno circa 300.000 soldati stazionati in Medio Oriente e sono impegnati in guerre nella regione.”

La Clinton, che sta cercando di ottenere consensi in tutta la regione sulla questione delle sanzioni, sta anche tentando di trovare con l’Arabia Saudita una soluzione per quanto riguarda la Cina, che dipende dall’Iran per il petrolio, e alla quale servirebbero garanzie qual’ora decidesse di partecipare alle sanzioni imposte dall’ONU.

Nel frattempo anche la Russia è intervenuta sulla questione, prima in una lettera diretta alle Nazioni Unite, dove diplomatici Russi e Francesi esprimono il propri timori al riguardo della decisione iraniana di iniziare l’arricchimento dell’Uranio al 20% e giovedì scorso il governo di Mosca ha fatto sapere che se l’Iran non darà sufficienti garanzie che provino con assoluta certezza che il Paese non sta tentando di ottenere armamenti atomici, sarà sottoposto a pesanti sanzioni.

Secondo quanto indicato dal presidente russo Dmitry Medvedev, la Russia non ha cambiato idea sulla questione delle sanzioni, ma è pronta a farlo qual’ora l’Iran continuasse con la politica nucleare attuale, priva delle necessarie garanzie.

La maggior parte dei Paesi arabi sono concordi sul fatto che la situazione iraniana sia preoccupante e che le sanzioni siano assolutamente necessarie , anche se il ministro degli esteri Saud al-Faisal ha espresso dubbi sull’efficacia delle sanzioni e ha espresso l’opinione che per la situazione iraniana siano necessarie soluzioni più immediate.

L’Iran conta molto sul potere di veto che Russia e Cina hanno in sede ONU, ma qual’ora entrambi gli stati decidessero di votare per le sanzioni, non ci sarebbe praticamente più nulla che potrebbe ostacolare il processo.

Sebastiano Destri

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