Un raggio contro i tumori: li brucerà


E’ tutta questione di appartenenza generazionale, ma chi scrive non può non ricordare come, nella sua infanzia, all’epoca dell’esplosione dei cartoni animati giapponesi, da enormi supereroi fuoriuscivano  raggi  di vario tipo che distruggevano definitvamente il mostro cattivo di turno (come non ricordare il mitico Mazinga?), salvavano le persone insomma. Ecco, con un paragone sicuramente un po’ ardito, potremmo accostare questa fantasiosa citazione a qualcosa di molto più reale: una cura contro i tumori. Le notizie sull’argomento in questo periodo si susseguono, si accavallano e si rincorrono, niente di più benaccetto. a Napoli è stato recentemente asportato un cancro ai polmoni con tecniche microchirurgiche, in 20 minuti. In Inghilterra alcuni ricercatori hanno scoperto una proteina che difenderebbe le cellule tumorali dalla chemioterapia, ciò permetterà loro di incrementare l’efficacia di quest’ultima. a Genova, si sta sperimentando in questi giorni il vaccino antitumore, composto da una molecola che sembra attacchi le cellule tumorali, solo quelle, distruggendole, una vera cura insomma se la sperimentazione dovesse dare esito positivo. Ora, dal CNAO (Centro nazionale di Adroterapia Oncologica)  di Pavia giunge un’altra ottima notizia.

Sarà un raggio, più o meno come ce lo si può immaginare richiamando la nostra fantasia infantile, ciò che ci aiuterà a sconfiggere il cancro. Il “protagonista” è il sincrotone, un acceleratore di particelle , sullo stesso principio del Cern, anche se molto più in piccolo e per scopi diversi; ecco in sintesi, come funziona, il tutto spiegato da Sandro Rossi, segretario generale e direttore tecnico della Fondazione Cnao: “I fasci utilizzati sono prodotti dal sincrotrone, un acceleratore di particelle con due sorgenti che generano ioni carbonio e protoni. Durante il
 trattamento un ‘pacchetto’ di particelle viene immagazzinato in una ciambella d’acciaio svuotata d’aria, lunga 80 metri e con un diametro di 25. Qui le particelle viaggiano inizialmente a circa un decimo della velocità della luce. Il fascio viene quindi accelerato fino a compiere un milione di giri (pari a circa 30 mila chilometri) in mezzo secondo, per arrivare all’energia desiderata, scelta dal medico in base alla profondità del tumore“. Al momento opportuno “una ‘porta’ si apre e il fascio colpisce il bersaglio con una precisione sub-millimetrica“, fermandosi laddove serve e “tagliando ‘a fette’ il tumore”,
roba da fantascienza pura, sembrerebbe, ed invece no: sarcomi, tumori pediatrici e al polmone, tumori al pancreas, agli occhi, alle ghiandole salivari, al cervello, al midollo spinale e  alcune forme di cancro della testa e della zona pelvica, sono tutte patologie cancerogene strutturalmente più resistenti di altre alle cure tradizionali e proprio su queste  potrebbe intervenire, d’obbligo usare il condizionale, l’imminente nuova tecnologia.

 Michele Caldara,  ingegnere elettronico e operante nel gruppo di Diagnostica di Fascio, spiega ancor più tecnicamente il funzionamento dell’adroterapia ” Tecnicamente è una terapia che si avvale dell’utilizzo di adroni, ovvero particelle subatomiche con elevata forza nucleare. Praticamente il fascio attraversa la pelle e va a raggiungere il punto in cui è localizzato il tumore, concentrando lì la sua carica distruttiva. I tessuti che vengono prima, non vengono danneggiati.”

Oltra a tutto questo, non esisterebbero effetti collaterali, cosa confermata anche dal Prof. Umberto Veronesi. Circa tremila pazienti l’anno, 150 al giorno per 20mila sedute annue, questo il regime previsto, quando il centro, inaugurato ieri 15/02/2010, funzionerà a pieno regime. Per adesso, ovviamente, siamo  ancora in fase sperimentale, ma a partire da fine 2011 il centro  “tratterà in maniera routinaria i primi pazienti a partire da fine 2011. A pieno regime, previsto dal 2013, fornirà prestazioni di adroterapia a carattere ambulatoriale, rimborsate dal Servizio sanitario nazionale, 5 giorni alla settimana per 13 ore al giorno“.  Dopo “una fase sperimentale della durata complessiva di 18 mesi, che coinvolgerà 230 pazienti (80 trattati con protoni, 150 con ioni carbonio), di cui il primo sarà arruolato verso la fine di quest’anno“, come spiega Erminio Borloni, Presidente della fondazione CNAO.

Il Ministro della salute Ferruccio Fazio, presente all’inaugurazione ha proposto al “collega” Tremonti di trasformare il  CNAO in istituto nazionale  in modo che esso possa usufruire di finanziamenti autonomi e costanti, allo scopo di aumentare esponenzialmente le possibilità di cura dei pazienti, sia quantitativamente che qualitativamente.

A.S.